Cinecittà torna in utile nel 2025, archiviando una perdita di oltre 11 milioni registrata nel 2024. Il bilancio chiuso al 31 dicembre evidenzia un utile netto di 1,1 milioni di euro, accompagnato da un Ebitda positivo per 5 milioni, in miglioramento del 250% rispetto al dato negativo dell’anno precedente.
I risultati, illustrati a Roma il 31 marzo durante l’evento “Cinecittà Interno Giorno” dal presidente Antonio Saccone e dall’amministratrice delegata Manuela Cacciamani, segnano un’inversione di tendenza anche rispetto alle previsioni: il piano indicava una perdita di circa 3,3 milioni, ampiamente superata da un risultato positivo.
Determinante il balzo dei ricavi dell’attività caratteristica, passati da 21,5 a 30,5 milioni (+43%), insieme a una riduzione dei costi di produzione di oltre 10 milioni. Anche rispetto al budget si registra un miglioramento complessivo di circa 4,5 milioni, grazie a ricavi commerciali superiori alle attese (29 milioni contro 25,5 stimati).
Il fatturato commerciale supera i 30,4 milioni, ben oltre i 25 milioni previsti dal piano industriale. La crescita rispetto al 2024 è pari a 8,9 milioni e si distribuisce in modo articolato tra le diverse attività.
La componente principale resta quella dei teatri di posa, che genera 13,9 milioni di euro, seguita dal segmento eventi con 7 milioni. Le costruzioni scenografiche contribuiscono con 4,2 milioni, mentre le altre attività, che includono post-produzione, mostre, servizi e attività istituzionali, apportano circa 5 milioni.
Il miglioramento operativo ha consentito anche di rafforzare il patrimonio netto, superando le aspettative fissate per il 2027. Un risultato significativo se si considera che a metà 2024 le previsioni indicavano perdite fino a 24 milioni.
La strategia di rilancio della società pubblica interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, si è basata su un mix di crescita commerciale e contenimento dei costi, con interventi anche sulla struttura manageriale, senza impattare sull’occupazione.
Il rilancio dei conti si accompagna a una rinnovata attrattività internazionale degli studiossu di via Tuscolana a Roma. Tra i progetti annunciati figurano nuove grandi produzioni, tra cui il film su Annibale diretto da Antoine Fuqua con Denzel Washington e la serie Assassin's Creed.
Queste si affiancano a produzioni di alto profilo come il sequel di The Passion di Mel Gibson e lavori firmati da registi internazionali tra cui Ridley Scott, Tim Burton e Luca Guadagnino.
Non solo, annunciata anche una mostra in collaborazione con il ministero della Cultura su Oriana Fallaci, scomparsa nel 2006, e due documentari, uno su Gabriel Garcia Marquez, nel centenario della nascita che ricorrerà nel 2027, e uno sui 28 magistrati assassinati da criminalità e terrorismo.
Secondo Cacciamani, il vantaggio competitivo di Cinecittà risiede nelle maestranze e nelle competenze artigianali, elemento distintivo rispetto ad altri hub europei anche a parità di incentivi fiscali. Il tax credit resta una leva importante, ma è l’offerta creativa a fare la differenza nella competizione globale.
Il presidente Saccone ha inoltre sottolineato l’effetto moltiplicatore delle produzioni internazionali sull’occupazione e sull’indotto, evidenziando la necessità di stabilità normativa per sostenere gli investimenti. «È inutile fare polemiche tra produzioni internazionali e nazionali relative al tax credit. I destini di entrambe sono legati. Qui non è che se sopravvive l’internazionale, crolla il nazionale o viceversa», ha detto Saccone.
Solo poche settimane fa gli studios sono finiti nella bufera per un nuovo blitz della Guardia di Finanza che sta indagando su alcune produzioni cinematografiche e televisive degli ultimi anni, in un contesto già segnato dal dibattito sul tax credit per il settore audiovisivo.
«Cinecittà ha saputo rialzarsi dai momenti difficili e oggi dimostra di avere la solidità necessaria per vincere la competizione mondiale, grazie all’azione della nuova governance» ha detto il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone. «I risultati odierni confermano la bontà del cambio di passo impresso: gli Studios non sono più solo un simbolo del passato, ma un’industria moderna pronta a trainare il cinema italiano nel mondo», conclude Mollicone. (riproduzione riservata)