L’Asia viaggia positiva, venerdì 23 maggio, grazie alle buone notizie sul confronto Usa-Cina in materia di dazi. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dello 0,56%, l’Hang Seng dello 0,8%, Shanghai è sopra la parità. Ancora tonico l’oro, +0,7% a 3.320 dollari per oncia, così l’euro (+0,3% a 1,1311), con il T bond Usa decennale che rende il 4,54% e i futures sul Nasdaq in debolezza.
Stati Uniti e Cina hanno concordato di mantenere aperti i canali di comunicazione dopo una telefonata tra alti funzionari che ha avuto luogo giovedì. Il viceministro degli Esteri cinese Ma Zhaoxu e il vice segretario di Stato americano Christopher Landau hanno discusso una serie di questioni, secondo dichiarazioni allineate diffuse da entrambe le parti venerdì. Non è stato specificato se tra i temi trattati figurassero anche i dazi.
Anche se la telefonata non rappresenta un punto di svolta nei negoziati commerciali fra le due grandi economie, costituisce comunque un «segnale positivo», ha commentato Dan Wang, direttore per l’area cinese della società di consulenza politica Eurasia Group, aggiungendo che «il canale di comunicazione istituito durante i colloqui di Ginevra sta funzionando».
A Ginevra a inizio maggio, Stati Uniti e Cina hanno rilasciato una rara dichiarazione congiunta con cui annunciavano una riduzione temporanea (90 giorni) della maggior parte dei dazi reciproci, in attesa di un accordo commerciale più ampio. L’ultima dichiarazione congiunta risaliva al novembre 2023, ed era incentrata sulla cooperazione climatica.
Secondo Xinbo Wu, direttore del Centro Studi Americani presso l’Università Fudan, quella tra Ma e Landau è stata la seconda conversazione a livello diplomatico tra Usa e Cina durante il secondo mandato di Donald Trump. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi aveva già parlato con il segretario di Stato americano Marc Rubio lo scorso gennaio, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca.
La telefonata di giovedì indica che le due parti stanno «ristabilendo il dialogo» a livello diplomatico e potrebbero prepararsi a futuri colloqui su una possibile cooperazione cinese nella lotta al traffico di fentanyl, ha aggiunto Wu. Sempre questa settimana, Ma ha incontrato il nuovo ambasciatore statunitense in Cina, David Perdue, segnale che Pechino vuole allinearsi con Washington nei negoziati commerciali in corso
Il ceo di JP Morgan Jamie Dimon ha annunciato l’intenzione di «rafforzare» l’impegno della banca in Cina, secondo quanto riportato dai media statali cinesi a margine di un incontro con alti funzionari, tra cui il principale negoziatore commerciale di Pechino.
L’annuncio segue di poche settimane l’accordo tra Washington e Pechino per una riduzione dei dazi reciproci pari a 115 punti base per 90 giorni, segnando una de-escalation nelle tensioni commerciali. Le dichiarazioni di Dimon rappresentano un ulteriore segnale di distensione tra le due potenze economiche.
Durante un incontro con il vicepremier He Lifeng, Dimon ha spiegato che JP Morgan intende «approfondire il coinvolgimento» nei mercati dei capitali cinesi, sostenendo le multinazionali che operano in Cina e le aziende cinesi nel loro sviluppo internazionale, secondo quanto scritto dall’agenzia Xinhua.
He Lifeng, politico che lavora accanto al presidente Xi Jinping, ha detto che la Cina auspica che le aziende statunitensi «continuino a contribuire allo sviluppo sano, stabile e sostenibile delle relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti».
Venerdì, Dimon ha poi incontrato Ren Hongbin, presidente del Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale, nell’ambito della conferenza annuale di JP Morgan in corso a Shanghai. Secondo i media statali, le due parti hanno discusso su come promuovere lo scambio tra le comunità imprenditoriali dei due Paesi e approfondire la cooperazione in ambito finanziario e negli investimenti.
L’inflazione annuale in Giappone si è attestata al 3,6% nel mese di aprile 2025, invariata rispetto a marzo e mantenendosi al livello più basso da dicembre scorso. I prezzi alimentari hanno registrato l’incremento più contenuto degli ultimi quattro mesi, sebbene i costi del riso siano aumentati per il settimo mese consecutivo, raggiungendo livelli record a causa delle persistenti carenze di approvvigionamento.
Nel frattempo, l’inflazione core — che esclude alimentari freschi ed energia — è salita al 3,5% dal 3,2% di marzo, segnando il dato più alto da gennaio 2023 e superando le attese degli analisti, che si attestavano al 3,4%. (riproduzione riservata)