Al secondo giorno di colloqui a Londra fra Cina e Usa, le borse in Asia si muovono a doppia velocità. Alle ore 7:40 di martedì 10 giugno, il Nikkei sale dello 0,8%, Hong Kong cede lo 0,2%, Shanghai lo 0,5%. L’euro scambia in calo a 1,14, il T bond Usa decennale rende il 4,46%, mentre i futures sul Nasdaq si muovono attorno alla parità dopo una sessione cauta.
I colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina sono destinati a proseguire martedì 10 giugno a Londra, mentre le due maggiori economie mondiali cercano di risolvere le forti divergenze dopo una telefonata tra i rispettivi presidenti.
I principali negoziatori statunitensi — il segretario al Tesoro Scott Bessent, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer — hanno incontrato lunedì a Londra le controparti cinesi.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump avrebbe autorizzato la delegazione americana a valutare la rimozione delle restrizioni sulle vendite verso la Cina di software per la produzione di chip, componenti per motori dei jet ed etano. Secondo l’agenzia Reuters, Trump ha detto che i colloqui stanno andando bene e che sta «ricevendo solo buoni segnali».
Il ministero degli Esteri cinese ha comunicato sabato che il Vicepremier He Lifeng, capo negoziatore cinese, sarà nel Regno Unito dall’8 al 13 giugno. Secondo i media statali, ai colloqui di lunedì hanno preso parte anche il ministro del Commercio Wang Wentao e il rappresentante per il Commercio Internazionale nonché Vice Ministro del Commercio Li Chenggang.
Il direttore del Consiglio Economico Nazionale, Kevin Hassett, ha dichiarato lunedì alla CNBC che gli Stati Uniti vogliono la conferma che la Cina ripristinerà i flussi di minerali critici (le terre rare).
«L’obiettivo dell’incontro di oggi è assicurarci che facciano sul serio, stringerci letteralmente la mano... e lasciarci tutto alle spalle», ha affermato Hassett. E ha aggiunto di aspettarsi «un incontro breve con una stretta di mano forte. La nostra aspettativa è che... subito dopo la stretta di mano, qualsiasi controllo all’export da parte degli Stati Uniti venga allentato, i minerali rari vengano esportati in quantità e si possa tornare a negoziare su questioni più piccole», ha precisato poi Hassett.
I negoziati seguono una lunga telefonata tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping avvenuta la scorsa settimana, con l’obiettivo di evitare una guerra commerciale a tutto campo. Gli sforzi diplomatici si sono intensificati dopo settimane di tensioni seguite all’annuncio da parte di Trump, ad aprile, di dazi su larga scala contro la Cina e decine di altri partner commerciali.
Pechino ha risposto con misure speculari, innescando un’escalation reciproca prima che, a maggio, le parti raggiungessero un’intesa a Ginevra per ridurre temporaneamente i dazi per 90 giorni e favorire il dialogo. In quell’occasione, ila tariffe statunitensi sulle importazioni cinesi sono state tagliate dal 145% al 30%, mentre quelle cinesi sulle merci americane dal 125% al 10%.
Da allora, Cina e Stati Uniti si sono accusati a vicenda di aver violato l’accordo di Ginevra: Washington lamenta ritardi nell’approvazione cinese delle esportazioni delle terre rare, mentre Pechino critica le nuove restrizioni imposte dagli Usa sui visti per gli studenti cinesi e sull’export di chip.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato domenica che i colloqui di Londra saranno incentrati sul proseguimento dell’accordo di Ginevra, sottolineando l’interesse strategico reciproco nei rispettivi mercati.
Secondo gli analisti, i colloqui di lunedì difficilmente porteranno progressi significativi nella risoluzione delle divergenze, in particolare per quanto riguarda i dazi sui settori strategici come tecnologia, minerali critici, manifattura e agricoltura.
Rebecca Harding, ceo del Centre for Economic Security, ha detto alla Cnbc che Stati Uniti e Cina «sono attualmente impegnati in una battaglia esistenziale. Non c’è altro modo per descrivere tutto questo: riguarda i flussi di dati, l’informazione, l’intelligenza artificiale, la tecnologia, ma anche la Difesa. La Cina sta espandendo rapidamente la sua produzione di munizioni… È molto, molto più di una questione commerciale. Riguarda il modello stesso con cui i due Paesi gestiscono le proprie economie. È solo l’inizio di una battaglia per il XXI secolo».
Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management, ha detto sempre a Cnbc di non aspettarsi grandi risultati a breve termine. «Non ho grandi aspettative per questi colloqui commerciali... Dubito che si raggiunga un accordo molto presto», ha raccontato al programma China Connection. Aggiungendo che «potrebbe esserci qualche soluzione su questioni specifiche, come le terre rare: la Cina ha già annunciato che rilascerà alcune autorizzazioni alle aziende straniere per l’importazione. Potremmo vedere soluzioni temporanee di questo tipo, ma dubito che emerga una soluzione completa da questo dialogo nel Regno Unito». (riproduzione riservata)