All’indomani dell’accordo quadro fra Usa e Cina su terre rare e tecnologia, i mercati si muovono positivi in Asia. Alle ore 7:30 italiane di mercoledì 11 giugno, il Nikkei sale dello 0,6%, Hong Kong dell’1% e Shanghai dello 0,6%. I futures sul Nasdaq viaggiano per ora in debolezza (-0,35%) dopo la buona sessione precedente.
Dopo due giorni di negoziati ad alto livello a Londra, Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un accordo quadro commerciale incentrato sulla ripresa degli scambi di tecnologie avanzate e terre rare. Tuttavia, l’intesa dovrà ora essere approvata dai due capi di Stato: Donald Trump e Xi Jinping.
«Abbiamo raggiunto un’intesa per attuare gli accordi di Ginevra e la telefonata tra i presidenti», ha detto il segretario al Commercio Usa, Howard Lutnick. Un messaggio confermato anche da Li Chenggang, rappresentante per il commercio internazionale cinese.
L’accordo rappresenta un importante passo verso la de-escalation dopo mesi di tensioni, culminate ad aprile con l’introduzione reciproca di dazi. Le due potenze avevano già concordato a maggio, a Ginevra, una sospensione di 90 giorni delle misure tariffarie aggiuntive, accompagnata da una riduzione selettiva di alcune barriere commerciali.
Elemento centrale dell’intesa è la rimozione delle restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare verso gli Stati Uniti, materie prime cruciali per l’industria tech e della difesa. A fronte di ciò, Washington dovrebbe revocare alcuni limiti all’export di software per semiconduttori e componenti per jet.
«Questo accordo è tenuto insieme dalla leva reciproca più che da principi condivisi», osserva Scott Kennedy del CSIS (Center for Strategic and International Studies) sottolineando i rischi di nuovi rallentamenti nel percorso verso un’intesa strutturale.
Nonostante l’ottimismo americano, la cautela di Pechino è apparsa evidente: nessun annuncio ufficiale dalla stampa di Stato, salvo una breve nota in cui il vice ministro Li ha parlato di «fiducia reciproca» costruita nel dialogo.
«Il fatto che i team negoziali debbano ora riferire ai rispettivi leader indica che restano questioni non risolte», nota Jianwei Xu di Natixis. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato di essere rientrato negli Usa per riferire al Congresso. In rappresentanza di Pechino, ai colloqui hanno preso parte anche il vicepremier He Lifeng e il ministro del Commercio Wang Wentao. (riproduzione riservata)