L’Asia apre bene la settimana lunedì 10 novembre, fra buoni dati economici in Cina e la fine del lungo shutdown negli Usa che sta facendo volare i futures sul Nasdaq (+1,3%). Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei sale dell’1,35%, Hong Kong dell’1,4%, Shanghai dello 0,25%. I mercati vendono a mani basse il T Bond Usa decennale, il cui rendimento sale dal 4,10% al 4,14% mentre il prezzo scende e si apprestano a investire sui mercati azionari.
E' stato raggiunto un accordo bipartisan al Senato per finanziare il governo federale fino al 30 gennaio e mettere fine allo shutdown. Lo riferisce la Cnn citando fonti informate. In base all'intesa, il voto sull'Obamacare è stato scorporato e avverrà a dicembre. L'accordo bipartisan raggiunto al Senato americano prevede anche una misura alla quale i democratici tenevano particolarmente: la riassunzione dei dipendenti federali licenziati durante lo shutdown. E stabilisce, inoltre, che gli impiegati in congedo forzato ricevano una retribuzione retroattiva. Il disegno di legge di spesa a breve termine impedisce all'Ufficio di Gestione e Bilancio di attuare ulteriori licenziamenti di massa fino al 30 gennaio.
I prezzi al consumo in Cina sono aumentati dello 0,2% su base annua a ottobre 2025, sorprendendo gli analisti che si attendevano una variazione nulla e recuperando dal calo dello 0,3% registrato a settembre. Si tratta del primo rialzo dall’estate, trainato soprattutto dal settore non alimentare, sostenuto dagli incentivi alla rottamazione e dalle spese legate alle festività.
I prezzi alla produzione, invece, sono scesi del 2,1%, il calo più contenuto degli ultimi 14 mesi e leggermente migliore delle attese (-2,2%).
La Cina ha revocato alcune restrizioni all’export di minerali critici e terre rare verso gli Stati Uniti, un segnale che la tregua commerciale tra le due maggiori economie mondiali sta reggendo.
Il Ministero del Commercio cinese ha annunciato oggi che sospenderà per un anno parte dei controlli sulle esportazioni di minerali strategici utilizzati in ambito militare, nei semiconduttori e in altri settori tecnologici avanzati. Le restrizioni, introdotte il 9 ottobre 2025, riguardano l’export di alcuni elementi delle terre rare, materiali per batterie al litio e tecnologie di lavorazione. L’allentamento dei controlli arriva dopo l’incontro del 30 ottobre a Busan, in Corea del Sud, tra il presidente statunitense Donald Trump e quello cinese Xi Jinping.
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Pechino ha inoltre revocato i divieti sulle esportazioni di gallio, germanio, antimonio e di altri materiali cosiddetti «superduri», come diamanti sintetici e nitruri di boro. Le misure, introdotte nel dicembre 2024, erano considerate una risposta alle restrizioni statunitensi sui chip imposte alla Cina. Il governo cinese classifica questi materiali come «prodotti a duplice uso», ossia impiegabili sia in ambito civile che militare. Oltre che per scopi bellici, i minerali critici sono infatti fondamentali per l’industria dei semiconduttori e altri comparti tecnologici strategici, al centro delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino.
La Cina ha inoltre sospeso le verifiche più severe su utilizzatori e usi finali relative all’export di grafite a duplice uso verso gli Stati Uniti, introdotte anch’esse nel dicembre 2024 insieme al più ampio divieto di esportazione. Pechino mantiene una posizione dominante nella produzione mondiale di minerali strategici e terre rare e ha utilizzato sempre più spesso la leva commerciale come strumento di pressione diplomatica.
Nel quadro del nuovo accordo commerciale tra Cina e Stati Uniti, Washington ha accettato diverse concessioni, tra cui la riduzione dei dazi sulle importazioni cinesi di 10 punti percentuali e la sospensione delle «tariffe reciproche» introdotte da Trump fino al 10 novembre 2026. Gli Stati Uniti hanno inoltre deciso di posticipare l’entrata in vigore della norma annunciata il 29 settembre, che prevedeva l’inserimento nella blacklist commerciale delle società controllate a maggioranza cinese. (riproduzione riservata)