Asia in rosso fra Fed e governo cinese che sta cercando di mettere mano al mercato dei gruppi tech. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei perde lo 0,6%, Hong Kong crolla (-2%, che diventa -2,4% alle ore 8:00), Shanghai cede lo 0,6%. In ritirata oro e petrolio, il primo a 1.796 dollari l'ncia (-0,3%), il secondo a 71,97 dollari il barile Wti americano (-0,3%). L'euro scambia a 1,1796, lo yen balza dello 0,2% a 110,39, la sterlina cede lo 0,12% a 1,3784. Il T bond Usa, che due giorni fa era all'1,44%, oggi passa di mano all'1,31%, con i futures su Wall Street in calo (-0,2%).
Dal Fomc di ieri è emerso che alcuni membri del board ritengono che i recenti dati economici forniscono un segnale meno chiaro sullo slancio della ripresa. La Banca centrale americana ha spiegato che lo standard di "sostanziali ulteriori progressi" è stato generalmente visto come non ancora raggiunto, anche se si aspetta che l'economia continui a progredire. Alcuni esponenti si aspettano che le condizioni per iniziare a ridurre il ritmo degli acquisti di attività saranno soddisfatte un po' prima di quanto previsto, mentre altri hanno visto i dati in arrivo come un segnale meno chiaro sullo slancio economico sottostante. La Fed ha ribadito la sua intenzione di avvisare con largo anticipo la manovra di tapering.
L'Hang Seng ha guidato le perdite, precipitando ai minimi degli ultimi sei mesi dopo che la Cina ha multato alcune società Internet per non aver segnalato precedenti operazioni di fusione e acquisizione. In rosso anche Shanghai, complice il Fondo monetario internazionale secondo cui il mondo sta affrontando un peggioramento della ripresa a doppio binario, a causa delle differenze nella disponibilità di vaccini, tassi di infezione e della capacità di avviare politiche di sostegno. Nel frattempo, il gruppo Ftse Russell eliminerà più azioni cinesi dai suoi indici dopo le indicazioni degli Usa.
Sul fronte tech, i gruppi più potenti della Cina, tra cui Didi, Alibaba e Tencent, sono stati improvvisamente sottoposti a un esame minuzioso mentre il Paese promette di reprimere le società nazionali quotate nelle borse statunitensi. Questa mossa potrebbe ribaltare un mercato da 2.100 miliardi di dollari. La repressione della tecnologia in Cina non è un fatto nuovo, ma preoccupa perché Pechino ha la capacità di muoversi rapidamente e qualsiasi azione potrebbe provocare il caos a Wall Street, nota oggi la Cnbc. Gli analisti ritengono che potrebbe non solo minacciare le Ipo in cantiere, ma potrebbe anche fare pressione sul popolare mercato cinese dell'Adr.
Adr sta per American Depositary Receipt. Questi titoli rappresentano un modo per gli investitori di acquistare partecipazioni in società estere in via mediata. Una banca o un broker detiene azioni sottostanti in una società ed emette Adr supportati da questi titoli. Secondo la U.S.-China Economic and Security Review Commission esistono almeno 248 società cinesi quotate nelle tre principali borse statunitensi con una capitalizzazione di mercato totale di 2.100 milardi.
E i titoli sono nel paniere degli Etf come Invesco Golden Dragon China (PGJ), che, ricorda Cnbc, ha perso un terzo del suo valore rispetto al picco di febbraio a causa dell'aumento della pressione normativa. (riproduzione riservata)