Nonostante i dati positivi sul fronte industriale, la Cina si muove cauta, martedì 27 maggio. Alle ore 7:50 italiane l’Hang Seng è sotto la parità e Shanghai cede lo 0,25%, mentre il Nikkei sale dello 0,5%. I futures sul Nasdaq viaggiano tonici nel frattempo (+1,13%).
Sul fronte commerciale, Cina e Unione Europea stanno intensificando i colloqui dopo la minaccia Usa di dazi al 50%. I funzionari delle due aree sono attesi per un nuovo incontro a inizio giugno. Intanto il colosso Byd perde un altro 2% dopo il -8% della sessione precedente a causa dei forti sconti (fino al 35%) sui veicoli elettrici in Cina, sollevando timori sulla qualità dei margini.
I profitti delle imprese industriali cinesi sono aumentati dell’1,4% su base annua nei primi quattro mesi del 2025, in accelerazione rispetto al +0,8% del periodo precedente. Il miglioramento arriva dopo i diversi interventi del governo per sostenere l’economia e affrontare il tema dei dazi Usa. Nel solo mese di aprile, i profitti industriali sono saliti del 3,0% su base annua, rispetto al +2,6% registrato a marzo.
Le valute dell’area Asia-Pacifico hanno proseguito il rally martedì, con il dollaro in calo a causa dei timori legati all’aumento del debito pubblico legato alla riforma fiscale del presidente Donald Trump. L’indice del dollaro è sceso dello 0,23%, attestandosi a 98,882. Lo yen si è rafforzato dello 0,31% a quota 142,40 dopo che il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha ribadito l’intenzione di proseguire con il rialzo dei tassi se l’economia dovesse mostrare segnali di miglioramento.
Anche il dollaro taiwanese ha guadagnato terreno per il sesto giorno consecutivo, risultando in rialzo dello 0,12% a 29,879 contro il biglietto verde. Il won sudcoreano è rimasto invariato a 1.368,12 per dollaro, mentre il ringgit malese è salito dello 0,17% a 4,2080, dopo aver toccato i massimi delle ultime tre settimane.
La Germania ha superato il Giappone diventando il principale creditore al mondo, ponendo fine a un primato durato 34 anni. Secondo i dati diffusi martedì dal Ministero delle Finanze giapponese, gli asset netti esteri del Giappone (net external assets) hanno raggiunto i 533,05 trilioni di yen (3.730 miliardi di dollari) nel 2024, in aumento del 12,9% rispetto all’anno precedente (+60,9 trilioni).
Le attività nette estere – definite anche come Posizione finanziaria netta sull’estero – misurano la differenza tra gli asset posseduti all’estero da un paese e le passività nei confronti del resto del mondo.
Tuttavia, la crescita degli attivi netti giapponesi è risultata inferiore rispetto a quella della Germania, che ha chiuso il 2024 con 3.500 miliardi di euro (3.780 miliardi di dollari). La Cina si è classificata terza con 3.300 miliardi di dollari in attività finanziarie nette.
Il rialzo dei tassi d’interesse in Giappone e il ritorno a una politica monetaria più convenzionale hanno reso più interessanti gli asset domestici, riducendo l’incentivo a investire all’estero e indebolendo così la posizione netta di creditore del paese. (riproduzione riservata)