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Cina, produzione industriale ai massimi da 11 anni, borse in corsa. Ma gli Usa mettono un veto sui chip

01 marzo 2023, 07:18 Ultimo aggiornamento: 10:47

I dati macro della Cina, con il Pmi manifatturiero ai massimi da 11 anni, mettono di buon umore le borse asiatiche. Corre il petrolio, frena invece l’avanzata del dollaro

I dati macro della Cina, con il Pmi manifatturiero ai massimi da 11 anni, mettono di buon umore le borse asiatiche. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dello 0,26%, Hong Kong del 3,86%, Shanghai dello 0,85%. 

Il petrolio reagisce guadagnando lo 0,64% a 77,5 dollari il barile, mentre il dollaro frena la corsa: l’euro passa di mano a 12,0603, la sterlina a 1,2052, in rialzo entrambi dello 0,24%, lo yen viaggia stabile a 136,27. Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere leggermente al 3,937%, mentre i futures su Wall Street sono sopra la parità.

Leggi anche:

Cina, Pmi industriale ai massimi da 11 anni

Il Pmi manifatturiero (Nbs) ufficiale della Cina è salito a 52,6 a febbraio 2023 da 50,1 del mese precedente (tutti i valori sopra 50 indicano espansione economica), superando le stime di mercato di 50,5.

E’ stato il secondo mese consecutivo di crescita della produzione industriale e il ritmo più veloce da marzo 2012, sostenuto dalla recente decisione di Pechino di uscire dalla politica zero-Covid.

Cina, Pmi servizi ai massimi da 2 anni

Il Pmi servizi (Nbs) ufficiale della Cina è aumentato a 56,3 a febbraio 2023 da 54,4 del mese precedente, indicando il valore più alto da marzo 2021 grazie all’uscita dai lockdown.

L'ultimo risultato ha segnato anche il secondo mese consecutivo di espansione del settore dei servizi, con i nuovi ordini aumentati per il secondo mese consecutivo e ad un ritmo più veloce (55,8 contro 52,5 di gennaio), in crescita anche le vendite estere (51,9 contro 45,9) e l'occupazione (50,2 contro 46,7) dopo mesi di contrazione.

Usa, il veto del governo sulla Cina ai produttori di chip

I gruppi industriali dei chip devono accettare di non espandere la capacità produttiva in Cina per 10 anni se vogliono ricevere fondi federali Usa, stanziati per 39 miliardi di dollari con l’intenzione di costruire un'industria dei semiconduttori statunitense all'avanguardia. Sono le nuove regole del Dipartimento del commercio.

Martedì il dipartimento ha fatto richiesta di fondi dal Chips Act approvato dal Congresso lo scorso anno, un programma di politica industriale progettato per contrastare la Cina.

Nell'annunciare la mossa, il segretario al commercio Gina Raimondo ha sottolineato che il dipartimento implementerà misure di salvaguardia per garantire che il programma non venga mal usato.

«I beneficiari saranno tenuti a stipulare un accordo che limiti la loro capacità di espandere la capacità di produzione di semiconduttori in Paesi stranieri di interesse per un periodo di 10 anni dopo aver ricevuto i soldi», ha spiegato Raimondo, che non ha menzionato la Cina direttamente, come nota il Financial Times.

Raimondo ha aggiunto che le società che hanno ricevuto finanziamenti non devono nemmeno «impegnarsi consapevolmente in alcuno sforzo congiunto di ricerca o concessione di licenze tecnologiche con un'entità straniera di interesse che coinvolge tecnologie o prodotti sensibili».

Il Congresso ha approvato il Chips Act nel tentativo di creare un'industria in grado di produrre semiconduttori all'avanguardia, che attualmente sono per lo più realizzati a Taiwan. Oltre alle misure per aiutare le aziende statunitensi, il Dipartimento del commercio ha adottato misure per rallentare l'industria cinese della produzione di chip, compresa l'imposizione di controlli alle esportazioni (lo scorso ottobre) per rendere difficile a Pechino ottenere microprocessori avanzati. (riproduzione riservata)



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