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Cina positiva, Trump permette all’India di importare petrolio russo. Analisti: un cerotto sulla ferita

06 marzo 2026, 07:50 Ultimo aggiornamento: 07:57

L’Asia chiude positiva una settimana sull’ottovolante, dominata dalla fiammata del greggio (+20%) dopo l’attacco Usa agll’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz

L’Asia chiude positiva la settimana, venerdì 6 marzo, i mercati apprezzano la notizia che gli Usa di Trump stanno analizzando come contenere il rialzo dei prezzi del petrolio dopo il +20% in cinque giorni con l’attacco all’Iran e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei sale dello 0,6%, Hong Kong dell’1,6% e Shanghai drello 0,3%. I futures sul Nasdaq salgono dello 0,2%.

Il petrolio ritraccia

I prezzi del petrolio hanno ripiegato venerdì dopo che l’amministrazione Usa ha detto di stare valutando diverse opzioni per affrontare l’impennata delle quotazioni dell’energia provocata dalla guerra con l’Iran. Nonostante il calo, il petrolio ha comunque guadagnato circa il 20% questa settimana, avviandosi verso il maggiore rialzo dal 2022.

Gli Stati Uniti concedono all’India una deroga di 30 giorni per acquistare petrolio russo

Gli Stati Uniti hanno concesso all’India una deroga di 30 giorni per continuare ad acquistare greggio dalla Russia, mentre la guerra con l’Iran alimenta i timori sulle forniture globali di energia. La decisione arriva dopo che Washington aveva imposto a New Delhi dazi del 25% per l’acquisto di petrolio russo.

Giovedì il West Texas Intermediate è balzato dell’8,51% (6,35 dollari) chiudendo a 81,01 dollari al barile, il maggiore rialzo giornaliero da maggio 2020. Il Brent crude è salito del 4,93% (4,01 dollari) a 85,41 dollari al barile. La deroga agli acquisti di petrolio russo dovrebbe contribuire ad attenuare le preoccupazioni sull’offerta globale. L’India è infatti il quarto maggiore raffinatore al mondo e il quinto esportatore di prodotti petroliferi. Venerdì sia il Brent sia il Wti perdono oltre l’1%, scambiando rispettivamente intorno a 84,42 e 79,92 dollari al barile.

L’India torna a guardare al greggio russo

Secondo gli esperti, negli ultimi mesi New Delhi aveva sostituito parte delle importazioni russe con forniture provenienti dal Golfo Persico. Tuttavia, con il conflitto che sta mettendo a rischio i flussi energetici dell’area, il Paese sta di nuovo rafforzando gli acquisti da Mosca.

«Ho sentito che le raffinerie indiane stanno cercando attivamente carichi di greggio russo con consegna immediata già dallo scorso fine settimana», il commento di Muyu Xu, analista senior di Kpler. Secondo le indiscrezioni di mercato, l’India potrebbe aver acquistato tra 6 e 8 milioni di barili negli ultimi tre giorni.

Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha però precisato che la misura è solo temporanea e non porterà benefici finanziari significativi alla Russia, perché consente solo la vendita di petrolio già bloccato in mare.

Le mosse di Washington per frenare i prezzi

Il governo statunitense sta valutando diverse iniziative per contenere il rialzo delle quotazioni del greggio, tra cui coperture assicurative contro il rischio politico per le petroliere che transitano nel Golfo. «I prezzi del petrolio sono saliti del 20% questa settimana a causa dell’escalation del conflitto in Medio Oriente», ha detto Trump. «Ulteriori interventi per ridurre la pressione sui prezzi sono imminenti e, nel lungo periodo, le nostre azioni aumenteranno significativamente la stabilità della regione e del mercato petrolifero».

Secondo Vandana Hari, ceo della società di ricerca energetica Vanda Insights, la deroga concessa all’India rappresenta «una valvola di sfogo» di fronte alla perdita potenziale di quasi 20 milioni di barili al giorno provenienti dai produttori del Golfo. Tuttavia, la misura di 30 giorni «non è lontanamente sufficiente e Washington starebbe mettendo cerotti su una ferita da arma da fuoco». Hari ritiene inoltre che il Brent potrebbe continuare a salire oltre la soglia degli 80 dollari, dato che le possibilità di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz restano estremamente ridotte.

Il traffico nello stretto — attraverso cui passa circa il 20% del petrolio mondiale — è infatti praticamente fermo dopo le minacce iraniane e l’aumento vertiginoso dei premi assicurativi per le navi. «I nostri dati mostrano che nessuna petroliera carica di greggio ha attraversato lo Stretto di Hormuz dallo scorso fine settimana», ha sottolineato Xu.

L’impatto sull’India

Secondo Rystad Energy, l’India dispone attualmente di circa 100 milioni di barili di scorte, sufficienti a coprire fino a 45 giorni di domanda. Per Prateek Pandey, responsabile della ricerca oil & gas per l’area Asia-Pacifico, le raffinerie indiane non dovrebbero subire impatti nelle prossime tre o quattro settimane, ma potrebbero emergere problemi se le interruzioni delle forniture dal Medio Oriente dovessero protrarsi più a lungo.

Rifornirsi da mercati alternativi come il Venezuela presenta inoltre difficoltà logistiche, dato che i carichi impiegano un mese per arrivare in India. Lo scorso agosto gli Stati Uniti avevano colpito l’India con dazi complessivi del 50%, di cui il 25% come penalità per l’acquisto di petrolio russo. La misura è stata revocata il mese scorso (e i dazi sono scesi dal 25% al 18%) a condizione che New Delhi riducesse gli acquisti da Mosca e aumentasse quelli di energia statunitense. Secondo Xu, tuttavia, non si registra ancora un aumento significativo delle spedizioni di greggio americano verso l’India. Un eventuale incremento degli acquisti potrebbe emergere solo nei dati di aprile o maggio. (riproduzione riservata)



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