L’Asia apre la settimana, lunedì 22 settembre, ad andamento misto. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei sale dell’1,21%, l’Hang Seng cede lo 0,7% e Shanghai viaggia sopra la parità, mentre l’euro scambia in leggero calo a 1,1736. E’ vendita sui T bond Usa dopo il taglio della Fed dello 0,25%, il decennale vede il rendimento salire dal 4,13% al 4,149%. Deboli i futures sul Nasdaq.
La Banca Popolare Cinese ha mantenuto invariati i tassi ai minimi storici per il quarto mese consecutivo (Lpr) a settembre 2025, in linea con le previsioni. La mossa è arrivata nonostante il nuovo allentamento della politica monetaria negli Stati Uniti e il rallentamento della crescita economica interna in agosto, appesantita da tensioni commerciali e dagli effetti di condizioni meteorologiche estreme. Il Loan Prime Rate a 1 anno è rimasto fermo al 3,0%, mentre il tasso di riferimento a 5 anni al 3,5%. Il tasso a un anno influenza la maggior parte dei nuovi prestiti e di quelli in essere, mentre il benchmark a cinque anni incide sui mutui.
La banca centrale aveva ridotto per l’ultima volta i tassi di riferimento di 10 punti base a maggio per sostenere l’economia. Giovedì scorso la PBoC aveva lasciato invariato il tasso repo a sette giorni, che rappresenta il principale tasso di politica monetaria, a seguito del taglio di 25 punti base della Fed.
La decisione di lunedì è in linea con le aspettative degli economisti, secondo i quali le autorità cinesi avrebbero evitato nuove misure di stimolo rilevanti dopo il recente rally del mercato azionario, nonostante una serie di dati economici abbiano evidenziato segnali di debolezza. Il rallentamento economico della Cina si è accentuato ad agosto, con una serie di indicatori inferiori alle attese. Le vendite al dettaglio, per esempio, sono rallentate al 3,4%, segnalando consumi ancora deboli, mentre la produzione industriale è scesa al 5,2%, toccando il livello più basso dall’agosto dello scorso anno.
A conferma della domanda interna debole, i prezzi al consumo sono scesi più del previsto lo scorso mese, mentre la deflazione dei prezzi alla produzione dura da tre anni. La crescita delle esportazioni è rallentata al 4,4% sempre ad agosto, segnando il tasso più basso da febbraio a causa dell’esaurirsi dell’effetto anticipatore delle spedizioni verso gli Usa.
La crescita si è indebolita nel terzo trimestre con l’aggravarsi della crisi immobiliare, l’attenuarsi degli stimoli fiscali e la capacità produttiva in eccesso che ha frenato la produzione industriale, hanno scritto gli economisti di Barclays, notando che «quasi tutti gli indicatori del settore immobiliare sono ulteriormente peggiorati» in agosto.
Gli economisti si aspettano in larga parte che Pechino introduca un allentamento monetario a breve per assicurare che la seconda economia mondiale raggiunga l’obiettivo di crescita annua del governo, prevista per circa il 5%.
«La Cina è arrivata a un punto in cui deve smettere di accumulare asset inefficienti finanziati dal debito e iniziare a ridurre gli investimenti improduttivi», il commento di Hong Hao, managing partner e cio di Lotus Asset Management, che prevede ulteriori stimoli politici nei prossimi mesi.
Barclays prevede che il Pil reale della Cina crescerà del 4,5% nel 2025 a causa di un rallentamento più marcato del previsto, pur ritenendo probabile un «supporto man mano in aumento» alle politiche economiche nei mesi prossimi.
Gli economisti di Barclays si aspettano che la PBoC tagli il tasso repo a sette giorni e il prime loan rate di 10 punti base nel quarto trimestre, insieme a una riduzione di 50 punti base del coefficiente di riserva obbligatoria, che stabilisce quanta liquidità le banche devono detenere a riserva. (riproduzione riservata)