L’Asia apre la settimana positiva, lunedì 14 luglio, i dati macro cinesi su export e surplus economico favoriscono gli acquisti. Sullo sfondo resta il tema dei dazi, con il presidente Usa, Donald Trump, che ha annunciato nuove tariffe del 30% all’Ue dal primo agosto. La deadline invece per la revisione con la Cina è il 12 agosto. Alle ore 7:35 italiane il Nikkei è sopra la parità, Hong Kong sale dello 0,18%, Shanghai dello 0,35%, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in calo dello 0,4%. E il Bitcoin segna un nuovo massimo storico a 123.352 dollari.
Le esportazioni cinesi hanno registrato una crescita superiore alle aspettative nel mese di giugno, spinte dall’export verso i mercati al di fuori degli Stati Uniti e da una tregua temporanea sui dazi che ha rallentato il calo degli scambi con l’America.
Secondo i dati doganali diffusi lunedì, le esportazioni in dollari statunitensi sono aumentate del 5,8% su base annua, superando le stime del sondaggio Reuters, che prevedevano un +5%.
Le importazioni sono cresciute dell’1,1%, leggermente al di sotto delle attese (+1,3%), ma si tratta comunque della prima crescita da inizio anno, invertendo il trend negativo che finora rifletteva una domanda interna debole.
Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono calate per il terzo mese consecutivo, registrando un -16,1% a giugno, ma il ritmo di contrazione è rallentato rispetto a maggio grazie alla tregua commerciale. Le importazioni dagli Usa sono diminuite del 15,5%, a fronte di un -34% del mese precedente.
Secondo calcoli della Cnbc sui dati ufficiali, le spedizioni verso i Paesi del Sudest asiatico sono aumentate del 16,8%, mentre quelle verso l’Unione Europea sono cresciute del 7,6%. Le importazioni da queste aree, invece, sono rimaste pressoché stabili (rispettivamente +0,08% e +0,41%).
Nel primo semestre 2025, le esportazioni cinesi sono aumentate del 5,9% rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni sono diminuite del 3,9%. Il surplus commerciale ha raggiunto i 585,96 miliardi di dollari, in crescita del 35% su base annua.
Le politiche tariffarie del presidente Usa Donald Trump hanno spinto molte aziende cinesi ad accelerare la diversificazione dei mercati di sbocco. Tra aprile e maggio, le esportazioni cinesi hanno mostrato resilienza, con aumenti annui dell’8,1% e del 4,8%, grazie al forte incremento delle spedizioni verso il Sudest asiatico e l’Ue, che ha compensato il calo degli ordini dagli Stati Uniti.
I dazi proibitivi al 145% imposti da Trump sui beni cinesi sono entrati in vigore ad aprile, con una risposta di Pechino che ha previsto dazi a tre cifre e altre misure, tra cui controlli sulle esportazioni di minerali critici.
La tregua commerciale siglata il 12 maggio a Ginevra – che ha sospeso la maggior parte dei dazi per 90 giorni – ha rischiato di saltare per le accuse reciproche: gli Usa hanno accusato la Cina di ritardi nel rilascio dei minerali rari, mentre Pechino ha criticato le nuove restrizioni americane su export tecnologico e visti per studenti.
I rapporti tra le due maggiori economie mondiali si sono rasserenati dopo il vertice tenutosi a Londra a giugno, durante il quale è stato definito un quadro di riferimento per attuare l’intesa di Ginevra. La Cina ha accettato di riprendere le esportazioni di terre rare, mentre gli Stati Uniti hanno acconsentito ad allentare alcune restrizioni sull’export di etano, software per il design di chip e componenti per motori aeronautici. Entrambe le parti stanno lavorando per raggiungere un accordo definitivo entro il 12 agosto.
Wang Lingjun, vice capo dell’autorità doganale cinese, ha spiegato in conferenza stampa che gli accordi di Ginevra e Londra sono stati «difficili da raggiungere» e che ora entrambe le parti stanno accelerando l’implementazione degli impegni presi.
Il Segretario di Stato Usa, Marc Rubio, ha definito «costruttivo e pragmatico» il recente confronto con il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, aggiungendo che ci sono buone probabilità di un incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Wang ha ribadito l’importanza di trasformare il consenso politico tra i leader in azioni concrete e politiche coerenti.
Nel frattempo, Trump ha intensificato i negoziati anche con altri partner commerciali, minacciando dazi più alti per ottenere concessioni, con un focus particolare sulle riesportazioni collegate alla Cina.
Trump ha annunciato che gli Stati Uniti imporranno un dazio del 40% sui beni riesportati da Paesi terzi, come il Vietnam, una rotta frequentemente utilizzata dai produttori cinesi per aggirare le tariffe americane. A giugno, le esportazioni cinesi verso il Vietnam sono cresciute del 23,8% su base annua.
Trump ha inoltre minacciato un dazio del 10% su tutte le importazioni provenienti da Paesi che aderiscono a politiche considerate «anti-americane» (come il Brasile) dal blocco Bribs, di cui la Cina è membro fondatore, sollevando ulteriori rischi per Pechino.
Domani la Cina pubblicherà i dati sul Pil del secondo trimestre. Secondo un sondaggio Reuters, la crescita dovrebbe attestarsi al 5,1%, in calo rispetto al 5,4% registrato nel primo trimestre. (riproduzione riservata)