L’Asia viaggia in rosso, giovedì 12 giugno, dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di inviare entro due settimane lettere ai partner commerciali per comunicare unilateralmente nuovi dazi, con l’obiettivo di fare pressione sui Paesi perché concludano accordi commerciali. Intanto, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha lasciato intendere che l’attuale sospensione di 90 giorni sulle tariffe reciproche potrebbe essere prorogata per i Paesi che dimostrano «buona fede» nei negoziati.
E la Cina, dal canto suo, dopo due giorni di negoziati a Londra con gli Usa, inizia già a fare un passo indietro su terre rare e magneti, di cui il mondo ha bisogno. alle ore 8:00 italiane, il Nikkei e l’Hang Seng cedono l’1% circa, Shanghai è in rosso per lo 0,3% come i futures sul Nasdaq.
Le aziende occidentali avvertono che la Cina sta chiedendo informazioni sensibili per poter ottenere l’approvazione all’esportazione di terre rare e magneti, sollevando preoccupazioni su possibili abusi dei dati e sulla divulgazione di segreti industriali.
Secondo quanto riporta l’Ft, il Ministero del Commercio cinese chiede dettagli produttivi e liste riservate di clienti per dare il via libera all’export di minerali critici e magneti di cui la Cina controlla la produzione mondiale.
I magneti sono ampiamente utilizzati in elettronica, nei motori per veicoli elettrici, nelle turbine eoliche e applicazioni militari come i jet da combattimento, fatto che offre a Pechino un notevole potere contrattuale nei confronti dei partner commerciali.
Frank Eckard, amministratore delegato del produttore tedesco di magneti Magnosphere, ha detto che le autorità cinesi stanno chiedendo alle aziende di rivelare «informazioni riservate» sui propri prodotti e attività per ottenere l’autorizzazione all’esportazione.
Ad inizio aprile, le autorità cinesi hanno introdotto controlli più severi sull’export di sette metalli delle terre rare e materiali magnetici correlati, nell’ambito della guerra commerciale con gli Stati Uniti. La mossa ha spinto le aziende di tutto il mondo a correre per garantirsi le forniture necessarie a mantenere la produzione.
Questa settimana Stati Uniti e Cina hanno raggiunto un accordo quadro secondo cui, secondo il presidente Usa, Donald Trump, Pechino dovrebbe alleggerire i vincoli all’esportazione delle terre rare, una priorità per la Casa Bianca. La Cina, tuttavia, non ha annunciato l’intenzione di abbandonare i controlli all’esportazione, e non è chiaro se l’accordo più recente influenzerà le procedure di approvazione delle spedizioni di questi materiali critici.
Nel regime attuale di licenze per le terre rare, la Cina richiede alle aziende straniere di fornire dati dettagliati sulle proprie attività, forza lavoro, applicazioni finali e informazioni sulla produzione. Secondo le linee guida del Ministero del Commercio per le esportazioni a duplice uso, può essere inoltre richiesto di fornire immagini dei prodotti, degli impianti produttivi e informazioni su rapporti commerciali passati.
«Chiedono davvero tantissime cose», il commento di Andrea Pratesi, direttore della supply chain di B&C Speakers, azienda italiana che produce altoparlanti per concerti in uno stabilimento vicino a Firenze.
Pratesi ha aggiunto che ha dovuto inviare immagini e un video della linea produttiva, oltre a informazioni sul mercato di riferimento, nomi dei clienti e alcuni ordini con i nomi oscurati.
«Era necessario, altrimenti mettono tutto da parte e aspettano quello che hanno chiesto», ha aggiunto, sottolineando che B&C ha già ricevuto l’approvazione per due ordini ed è in attesa del terzo. «Non abbiamo nulla da nascondere: produciamo altoparlanti». (riproduzione riservata)