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Borse asiatiche miste: dopo la frenata del tech a Wall Street si guarda già al rimbalzo

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Cina in rosso, la Nuova Zelanda taglia a sorpresa i tassi dello 0,5%. L’incertezza si abbatte sull’Asia

08 ottobre 2025, 07:40 Ultimo aggiornamento: 08:21

I mercati del Fareast si muovono in calo, mercoledì, comprano oro, che sfonda i 4.000 dollari e vendono euro. Dilaga l’incertezza fra lo shutdown negli Usa e i cambi di guardia al governo in Giappone e Francia | Il video

L’Asia si muove in rosso, mercoledì 8 ottobre (Nikkei -0,35%, Hong Kong -0,9% alle ore 7:40 italiane) dopo la pausa dei titoli tech sul Nasdaq (-0,7%), mentre la Banca Centrale della Nuova Zelanda taglia a sorpresa i tassi dello 0,5% e annuncia ulteriori allentamenti. Intanto l’oro sfonda la soglia dei 4.000 dollari l’oncia a quota 4.056. L’euro cede lo 0,36% a 1,1620, mentre i futures sul Nasdaq si muovono positivi per lo 0,15%.

La Nuova Zelanda sorprende con un maxi-taglio da 50 punti base 

La Reserve Bank of New Zealand ha tagliato i tassi di 50 punti base, portandoli al 2,5% nella riunione di ottobre — il doppio rispetto a quanto previsto dagli analisti — ai livelli più bassi dal 2022. La decisione riflette la forte capacità produttiva inutilizzata, una domanda interna debole e un clima di cautela tra famiglie e imprese. Il board  della Banca centrale ha inoltre segnalato la disponibilità di ulteriori interventi espansivi per riportare l’inflazione più vicina all’obiettivo del 2%.

L’oro supera quota 4.000 dollari grazie alla corsa ai beni rifugio e alle attese sulla Fed

Il prezzo dell’oro ha superato la soglia dei 4.000 dollari l’oncia mercoledì, toccando un nuovo record mentre gli investitori si sono riversati sugli asset rifugio in un contesto di incertezza economica globale e prospettive accomodanti della Federal Reserve.

Lo shutdown del governo statunitense, entrato nella sua seconda settimana, ha ritardato la pubblicazione di dati economici fondamentali, complicando la valutazione dello stato di salute dell’economia americana.

Nonostante ciò, i mercati prezzano due tagli dei tassi da 25 punti base, rispettivamente a ottobre e dicembre. A livello globale, la turbolenza politica in Francia e il recente cambio di leadership in Giappone aggiungono ulteriori elementi di instabilità.

Dall’inizio dell’anno, l’oro è salito di oltre il 50%, sostenuto dalle tensioni commerciali, dai rischi geopolitici e dal deprezzamento del dollaro. Le Banche centrali restano acquirenti attive, mentre il recente taglio dei tassi della Fed ha alimentato ulteriori afflussi negli Etf garantiti da oro, che a settembre hanno registrato il maggiore incremento mensile da oltre tre anni.

Dollaro ai massimi da due mesi per la domanda di beni rifugio

L’indice del dollaro è salito mercoledì verso quota 99, raggiungendo il livello più alto degli ultimi due mesi, sostenuto dalle preoccupazioni per l’impatto economico dello shutdown statunitense e dalle incertezze globali che spingono gli investitori verso asset più sicuri.

La chiusura parziale del governo è entrata nella seconda settimana senza prospettive di accordo, ritardando la diffusione di dati macroeconomici cruciali e aumentando la pressione sui legislatori.

Sul fronte monetario, la Federal Reserve dovrebbe ridurre i tassi di un quarto di punto questo mese e probabilmente di un altro a dicembre. Gli operatori attendono ora i verbali del Fomc e i commenti del presidente Jerome Powell per ulteriori indicazioni.

Il dollaro ha registrato i guadagni maggiori contro il dollaro neozelandese dopo il taglio a sorpresa dei tassi da parte della Banca centrale, rafforzandosi anche contro le principali valute per l’incertezza politica in Francia e Giappone.

Il petrolio sale grazie al taglio contenuto della produzione Opec+

I futures sul Wti salgono fino a oltre 62 dollari al barile mercoledì dopo che l’Opec+ ha annunciato un aumento della produzione più contenuto del previsto, sostenendo così i prezzi.

Il cartello degli estrattori ha infatti optato per un incremento limitato, inferiore alle attese del mercato. Nel frattempo, le esportazioni di greggio russe restano vicine ai massimi da 16 mesi, ma gli attacchi con droni ucraini contro le raffinerie stanno costringendo Mosca a dirottare le spedizioni verso altri terminali.

Sul fronte opposto, l’Eia ha previsto che la produzione statunitense raggiungerà un nuovo record, mentre i dati dell’industria hanno mostrato un aumento delle scorte di 2,78 milioni di barili la scorsa settimana, superiore ai 2,25 milioni previsti. Gli operatori attendono ora i dati ufficiali del governo per ulteriori indicazioni sull’equilibrio tra domanda e offerta. (riproduzione riservata)



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