I mercati asiatici chiudono la settimana all’insegna della cautela, venerdì 6 giugno, cercando di valutare la telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dello 0,4%, Hong Kong e Shanghai, invece, sono sotto la parità, mentre l’oro sale a 3.392 dollari l’oncia e i futures sul Nasdaq salgono dello 0,4%.
In India, l’indice Nifty 50 sale dello 0,24% dopo che la Banca centrale ha effettuato un taglio superiore alle attese portando il costo del denaro dal 6% al 5,5%. Si tratta del terzo taglio consecutivo da febbraio e di un dato inferiore alle stime mediane del 5,75% emerse in un sondaggio Reuters.
Trump e Xi hanno parlato giovedì e hanno concordato che funzionari statunitensi e cinesi si incontreranno presto per proseguire i negoziati che dovrebbero trovare una soluzione alla guerra commerciale in corso. La telefonata, che Trump ha definito «molto buona», è durata circa 90 minuti, si è concentrata «quasi interamente» sul commercio e ha prodotto «una conclusione molto positiva per entrambi i Paesi», ha scritto Trump in un post su Truth.
«L’accordo tra Stati Uniti e Cina per allentare le tensioni, e la recente telefonata tra Trump e Xi, mostrano che entrambi i Paesi hanno una soglia di tolleranza economica», ha scritto Luke Yeaman, capo economista e responsabile della ricerca di Commonwealth Bank.
Sebbene la telefonata elimini alcuni degli scenari peggiori, le tensioni rimarranno elevate e sono ancora possibili nuove fasi di escalation, ha sottolineato Yeaman in una nota pubblicata venerdì. «Nel lungo termine, entrambi continueranno a spingere verso una maggiore indipendenza economica».
Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina dominano spesso le cronache, ma la vera preoccupazione è la debole domanda interna, che rappresenta l’88% dell’economia. Lo scrive Raymond Yeung, capo economista di Anz.
L’esperto sottolinea che le vendite al dettaglio hanno quasi doppiato le esportazioni di beni negli ultimi anni, ma la spesa dei consumatori rimane debole — in particolare a causa del ciclo immobiliare fragile che incide sulla fiducia delle famiglie, ha osservato Yeung in un report di venerdì.
La Cina sarà soggetta a sovrapproduzione, alimentando ulteriormente la spirale deflazionistica. Il modello di investimento in capitale alimentato dal debito probabilmente peserà sui tassi nel periodo 2026-2030». Secondo l’economista, la dipendenza della Cina da investimenti in capitale finanziati dal debito dovrebbe continuare nel corso del suo 15º Piano Quinquennale, in vigore dal 2026 al 2030. (riproduzione riservata)