La corsa dei mercati post accordo Usa-Cina sul fronte dei dazi si arena in Asia e giovedì 15 maggio le borse flettono. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei cede l’1% circa, Hong Kong e Shanghai lo 0,55%. L’euro sale dello 0,2% sul dollaro a 1,1194, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in leggero calo.
L’attenzione degli investitori si è spostata sulle prospettive degli utili aziendali e sulla crescita economica globale. Non a caso il petrolio torna a scendere, il barile Wti americano cede il 2,4% a 61,63 dollari.
Pechino ha rimosso le restrizioni all’esportazione di terre rare e tecnologie a uso militare verso 28 aziende statunitensi, appena due giorni dopo la firma del Geneva Agreement con Washington. L’accordo prevede una sospensione di 90 giorni e una riduzione dei dazi reciproci di 115 punti percentuali. Il Ministero del Commercio cinese ha confermato la sospensione a partire da mercoledì, consentendo agli esportatori di richiedere licenze per riprendere le spedizioni durante la finestra temporale concordata.
La decisione arriva dopo mesi di escalation, con gli Stati Uniti che avevano imposto dazi fino al 145%, ai quali la Cina aveva risposto bloccando l’export di terre rare – materiali fondamentali per chip, veicoli elettrici e tecnologie militari – come samario, gadolinio e disprosio. In ulteriore segnale di distensione, la Cina ha anche temporaneamente revocato i divieti commerciali e d’investimento nei confronti di 17 aziende statunitensi, definendo questi sviluppi come una possibile svolta nei rapporti bilaterali.
Secondo Vivian Thurston, gestore del team Emerging Markets Growth di William Blair, i mercati azionari cinesi continueranno a mostrare volatilità nel breve termine, nonostante la sospensione dei dazi concordata tra Stati Uniti e Cina. «Anche se i dazi sulle esportazioni cinesi sono stati temporaneamente ridotti dal 145%, il livello attuale del 30% resta comunque elevato», ha spiegato l’analista alla CNBC.
Gli analisti di Citi prevedono un calo dei prezzi del petrolio entro fine anno, dopo il recente rimbalzo, in vista di un possibile accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Iran. Il Brent è risalito sopra i 66 dollari al barile dai recenti minimi di 60 dollari, sostenuto anche dall’allentamento delle tensioni commerciali tra Washington e Pechino, ma giovedì il barile è in calo del 2,4% a 64,5 dollari. (riproduzione riservata)