Le borse cinesi viaggiano in profondo rosso, lunedì 13 ottobre, a causa delle tensioni con gli Usa. L’Hang Seng perde il 2,75% alle ore 7:30 italiane, Shanghai l’1,15% (il Nikkei è chiuso), mentre i futures su Wall Street tornano a correre (+1,7%) dopo il tracollo di venerdì (-3,56%).
A pesare in Asia sono le nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, dopo che il presidente Donald Trump ha minacciato di imporre un dazio aggiuntivo del 100% sui prodotti cinesi, in risposta alle nuove restrizioni di Pechino sull’export di terre rare.
La Cina ha promesso ritorsioni nel caso in cui le tariffe venissero effettivamente applicate dal primo novembre. Tuttavia, Trump ha poi mostrato apertura al dialogo, lasciando intendere la possibilità di un incontro con il presidente Xi Jinping entro fine mese, assicurando che le relazioni commerciali tra i due Paesi «andranno bene».
I titoli tecnologici e dell’energia rinnovabile, a forte crescita, hanno guidato i ribassi: Luxshare Precision, Eoptolink Technology, Zhongji Innolight, Contemporary Amperex e Sungrow Power hanno perso tra il 2,4% e il 5,4%. Intanto gli investitori attendono i dati commerciali di settembre per valutare l’impatto effettivo delle crescenti tensioni tra Washington e Pechino.
A settembre 2025, le esportazioni cinesi sono aumentate dell’8,3% su base annua, superando le stime (+6%) e registrando la crescita più forte da marzo, spinte dalla solida domanda globale e dall’espansione delle imprese verso nuovi mercati.
Anche le importazioni hanno sorpreso al rialzo, segnando un +7,4%, ben oltre l’1,5% previsto e il ritmo più alto dall’aprile 2024. A trainarle, la domanda interna robusta in vista delle festività della Golden Week e i continui investimenti pubblici in infrastrutture.
Il prezzo dell’argento è salito di oltre il 2% lunedì 13 ottobre, superando i 51 dollari l’oncia e toccando un nuovo massimo storico. A spingere il metallo prezioso sono state le rinnovate tensioni commerciali tra Usa e Cina, l’instabilità politica globale e le aspettative di nuovi tagli ai tassi d’interesse da parte della Federal Reserve.
Venerdì, Trump ha minacciato di introdurre da novembre un dazio del 100% sui prodotti cinesi, successivamente ha segnalato la volontà di riaprire il dialogo con Xi Jinping. Anche le incertezze geopolitiche hanno sostenuto la domanda di beni rifugio: la paralisi del governo statunitense, le tensioni politiche in Francia e l’instabilità della leadership in Giappone pesano sul sentiment degli investitori.
Le aspettative di un taglio dei tassi di 25 punti base a ottobre e di un ulteriore intervento a dicembre, unite alla scarsità di argento fisico disponibile a Londra, hanno ulteriormente alimentato il rally del metallo.
Il prezzo del rame è balzato di quasi il 4%, superando i 5 dollari per libbra lunedì, recuperando la maggior parte delle perdite registrate venerdì. A sostenere il mercato sono state le parole concilianti di Trump, che su Truth ha dichiarato che «le relazioni commerciali con la Cina andranno bene», lasciando intendere un possibile incontro con Xi Jinping a breve.
Il metallo aveva perso oltre il 4% venerdì dopo la minaccia di nuovi dazi del 100% da parte di Washington, che aveva alimentato i timori di un’escalation commerciale in grado di frenare la crescita globale e la domanda di materie prime.
A ciò si aggiungono le pressioni dal lato dell’offerta, con interruzioni nell’estrazione nelle miniere di Cile e Indonesia. La cilena Codelco ha registrato ad agosto il livello di produzione più basso degli ultimi vent’anni, mentre l’estrazione nella miniera di Grasberg in Indonesia resta limitata a causa di un incidente mortale avvenuto il mese scorso. (riproduzione riservata)