L’Asia apre il mese di giugno in deciso rosso dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato di voler raddoppiare i dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, portandoli al 50% a partire dal 4 giugno. Inoltre La Cina ha respinto le accuse di Washington di aver violato l'accordo commerciale raggiunto a Ginevra a maggio. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei cede l’1,3%, Hong Kong l’1,9%, Shanghai lo 0,5%. Sale bene l’oro (+0,8% a 3.341 dollari per oncia) mentre il dollaro cede lo 0,2% sull’euro e lo 0,4% sullo yen (1,1373; 143,47). I futures sul Nasdaq, intanto, viaggiano in deciso calo (-0,6%).
Pechino ha respinto le accuse statunitensi secondo cui avrebbe violato l’accordo commerciale siglato a Ginevra, accusando invece gli Stati Uniti di aver disatteso i termini dell’intesa. Lo scontro verbale segna un peggioramento nelle relazioni tra le due maggiori economie mondiali.
L’accordo, raggiunto dopo l’incontro tra il Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent e il vicepremier cinese, He Lifeng in Svizzera, prevedeva la sospensione della maggior parte dei dazi per 90 giorni.
Tuttavia, Washington ha da allora introdotto nuove restrizioni all’export verso la Cina sui software per la progettazione di semiconduttori e materiali chimici, oltre ad aver annunciato la revoca dei visti per gli studenti cinesi, provocando l’ira di Pechino. Secondo un portavoce del ministero del Commercio cinese, queste misure «minano gravemente» l’accordo raggiunto e la Cina adotterà tutte le contromisure necessarie per tutelare i propri interessi se gli Stati Uniti continueranno a danneggiarli.
Contrariamente alle attese americane, Pechino ha mantenuto le restrizioni sulle esportazioni di terre rare, mentre i media statali cinesi hanno scritto di controlli su estrazione e commercio illegale di minerali strategici.
Stephen Olson, senior fellow presso lo Yusof Ishak Institute di Singapore, ha osservato che «Pechino è perfettamente a suo agio nell’assumere una posizione ferma e non vede alcun motivo per fare concessioni». Aggiungendo che «in Cina è chiaro che qualsiasi accordo con gli Usa offrirebbe solo una tregua temporanea».
Il portavoce cinese ha accusato Washington di «provocare unilateralmente nuove tensioni economiche e commerciali», aumentando l’incertezza nei rapporti bilaterali. Venerdì scorso, Trump ha accusato la Cina via social di aver «completamente violato l’accordo».
Secondo Bert Hofman, professore alla National University of Singapore, Trump avrebbe reagito alla lentezza di Pechino nel liberalizzare le esportazioni di terre rare, interpretandola come una violazione dell’accordo di Ginevra. Il ministero cinese del Commercio ha definito le accuse americane «gravemente infondate», sottolineando come Pechino abbia rispettato gli impegni presi, sospendendo e cancellando diverse misure tariffarie e non in risposta ai dazi reciproci imposti dagli Stati Uniti.
Mentre Usa e Cina litigano ad alta voce sulle violazioni alla tregua di Ginevra, Washington manda avanti il direttore del Consiglio economico nazionale, Kevin Hassett, con un tentativo di offerta di tregua. Hassett, infatti, ha detto domenica che è possibile un colloquio tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping già nel corso di questa settimana, anche se non è stata ancora fissata una data ufficiale.
«Ci aspettiamo che il presidente Trump abbia presto una conversazione costruttiva con Xi sulle trattative commerciali», ha detto Hassett durante un’intervista a ABC News. Ha poi precisato che «non c’è ancora una data, ma c’è l’intenzione di discutere l’accordo di Ginevra, che consideriamo molto favorevolmente».
Hassett ha inoltre sottolineato che le comunicazioni tra le due parti sono quotidiane: «Il rappresentante commerciale Jamieson Greer e il suo team parlano con le controparti cinesi ogni giorno per far avanzare il negoziato».
Un confronto diretto tra i due leader rappresenterebbe un passo importante, a poche settimane dal mini-accordo raggiunto in Svizzera, che ha portato alla sospensione temporanea della maggior parte dei dazi per 90 giorni e che scadrà a inizio agosto. (riproduzione riservata)