I mercati azionari asiatici si muovono bene al rialzo, martedì 6 gennaio (Nikkei +1,2%, Hong Kong +1,6%, Shanghai +1,4% alle ore 7:40 italiane), seguendo l’andamento positivo di Wall Street, mentre gli investitori mettono da parte le preoccupazioni geopolitiche legate alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Anche le aspettative di un ulteriore allentamento monetario della Federal Reserve contribuiscono a rafforzare il clima di propensione al rischio. Intanto il petrolio Wti americano scende dello 0,3% a 58,15 dollari il barile, mentre i futures sul Nasdaq si miovono positivi (+0,4%).
L’indice Dow Jones, composto da 30 titoli, ha chiuso lunedì a nuovi record. I mercati hanno reagito positivamente dopo che gli Stati Uniti hanno catturato e destituito Maduro nel fine settimana, mentre il presidente Donald Trump ha incoraggiato ingenti investimenti da parte delle compagnie petrolifere statunitensi. I movimenti di mercato suggeriscono che, questa volta, gli investitori stanno accantonando i timori di un’escalation geopolitica più ampia e mantengono fiducia negli asset rischiosi all’inizio del nuovo anno.
I futures sul rame hanno superato i 6 dollari per libbra martedì, segnando nuovi massimi storici, sostenuti dalle aspettative di un ulteriore restringimento dell’offerta globale nel corso dell’anno. I trader temono sempre più che l’amministrazione Trump possa introdurre nuovi dazi sui metalli raffinati, deviando le spedizioni verso gli Stati Uniti e lasciando importanti hub di scambio come Londra e Shanghai con carenze di offerta.
I prezzi sono stati sostenuti anche da prospettive di domanda globale solide, in particolare per gli investimenti nelle reti elettriche, nei progetti di energia rinnovabile e nell’espansione dei data center. Inoltre, le aspettative di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve hanno rafforzato il sentiment risk-on sui mercati finanziari. In Cina, primo consumatore mondiale, il continuo supporto delle politiche economiche e l’ampia liquidità stanno sostenendo le prospettive di lungo periodo del rame.
Gli acquirenti cinesi hanno evitato questa settimana le offerte di greggio venezuelano, mentre il blocco navale imposto dagli Stati Uniti al produttore sudamericano sta limitando le esportazioni. Il greggio Merey del Venezuela è stato offerto con uno sconto di 13 dollari al barile rispetto al Brent Ice, secondo fonti di Bloomberg. Un mese fa, prima dell’offensiva statunitense contro le petroliere sanzionate, lo sconto arrivava fino a 15 dollari al barile.
Le spedizioni di greggio dirette in Cina sono crollate il mese scorso con l’intensificarsi del blocco navale. I venditori hanno aumentato i prezzi del Merey a causa delle difficoltà logistiche. La Cina è il principale acquirente del petrolio venezuelano e il Merey viene spesso utilizzato per produrre bitume destinato alla pavimentazione stradale nel Paese asiatico. In una fase di attività di costruzioni più debole e di ampie scorte di greggio detenute dalle raffinerie stanno offrendo un cuscinetto a Pechino, consentendo agli acquirenti di restare alla finestra in attesa di condizioni di prezzo più favorevoli.
Esiste inoltre una quantità crescente di petrolio sanzionato in area di stoccaggio galleggiante (sulle coste cinesi), che potrebbe attenuare l’impatto per gli acquirenti asiatici se gli Usa dovessero ridurre drasticamente i flussi dal Venezuela. Secondo la società di intelligence Kpler, quasi 82 milioni di barili, inclusi quelli venezuelani, si trovano attualmente su petroliere al largo della Cina e della Malesia. (riproduzione riservata)