Cina cauta, martedì 30 settembre, in attesa di chiudere le attività per una settimana da dedicare ai festeggiamenti del Festival di metà autunno (da 1° all’8 ottobre). Alle ore 7:30 italiane, l’Hang Seng sale dello 0,13%, Shanghai dello 0,5%, mentre il Nikkei è sopra la parità. L’oro corre (+1,09%) e tocca nuovi massimi a 3.896 dollari l’oncia con i futures sul Nasdaq deboli. Sullo sfondo, il timore dei mercati che dal primo ottobre parta lo shutdown negli Usa e che gli uffici federali giudicati non essenziali debbano chiudere per mancanza di fondi, dal momento che il governo Trump non ha trovato un accordo con i Dem al Congresso.
I prezzi dell’oro sono saliti a un nuovo record assoluto di 3.896 dollari l’oncia, avviandosi verso la maggior performance mensile degli ultimi 14 anni. A spingere il metallo prezioso sono le preoccupazioni per un possibile shutdown del governo Usa e le attese di ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Lunedì i colloqui tra il presidente Donald Trump e i Dem al Congresso non hanno portato a un accordo di finanziamento a breve termine, aumentando il rischio di chiusura parziale delle attività federali alla mezzanotte di martedì.
In caso di blocco, la pubblicazione di dati chiave sull’economia, come il rapporto sull’occupazione di settembre, potrebbe slittare. Sul fronte commerciale, mercoledì entreranno inoltre in vigore le nuove tariffe statunitensi su camion pesanti, farmaci brevettati e altri beni, aggiungendo ulteriore incertezza al quadro macro.
Intanto gli ultimi dati economici hanno rafforzato le scommesse sui tagli ai tassi: il mercato prezza con il 90% di probabilità un allentamento a ottobre e con circa il 65% una seconda mossa in dicembre. Solo a settembre l’oro ha guadagnato oltre l’11% ed è in rialzo di più del 16% nel trimestre.
L’indice Pmi ufficiale cinese (è quello elaborato dallo Stato) si è attestato a 49,8 a settembre, meglio delle attese (49,6 secondo un sondaggio Reuters) e ai massimi da marzo, pur restando sotto la soglia dei 50 punti che separa la crescita dalla contrazione. Da aprile l’indicatore è rimasto in territorio negativo, zavorrato dalla domanda interna debole e dai dazi statunitensi che frenano le esportazioni.
Nel dettaglio, il sottoindice della produzione è salito a 51,9, mentre i nuovi ordini sono avanzati a 49,7. Anche le scorte di materiali hanno rallentato il ritmo di contrazione (48,5). I miglioramenti sono arrivati in particolare dai settori macchinari, hi-tech e beni di consumo, ha spiegato Lihui Huo, capo statistico dell’Ufficio nazionale di statistica.
Parallelamente, il Pmi privato RatingDog si è attestato a 51,2, sopra le stime (50,2) e al massimo da maggio, trainato dall’aumento dei nuovi ordini, anche per l’export. L’indice ufficiale dei servizi è sceso a 52,9 da 53, mentre quello dei servizi privati RatingDog è scivolato a 50 da 50,3.
Gli analisti notano che i sondaggi privati – in passato condotti da Caixin e S&P Global – tendono a offrire una lettura più ottimistica rispetto a quelli ufficiali, concentrandosi sulle aziende esportatrici. RatingDog rileva 650 imprese nella seconda metà del mese, mentre l’indagine ufficiale coinvolge oltre 3.000 aziende a fine mese.
Una serie di dati recenti evidenzia una certa fragilità: vendite al dettaglio in rallentamento per il terzo mese consecutivo e inflazione al consumo tornata negativa, segno della domanda interna fiacca. Ad agosto, però, i profitti industriali hanno registrato un balzo a doppia cifra, grazie alle mosse di Pechino contro l’eccesso di capacità e la guerra dei prezzi, con un allentamento delle pressioni deflattive sui prezzi alla produzione.
Lo sguardo è ora rivolto alla riunione di ottobre del Politburo, che potrebbe offrire nuove indicazioni di politica economica. «Dato che la crescita del Pil ha superato il 5% nel primo semestre, il governo potrebbe tollerare un rallentamento nella seconda metà purché non comprometta l’obiettivo annuo», ha spiegato Zhiwei Zhang, capo economista di Pinpoint Asset Management. Nei primi sei mesi del 2025, l’economia cinese è cresciuta del 5,3%, in linea con il target del 5% per l’intero anno. (riproduzione riservata)