All’indomani del taglio dei tassi Usa, l’Asia viaggia a due velocità. giovedì 18 settembre, il Nikkei corre (+1,4%) alle ore 7:40 italiane, l’Hang Seng cede lo 0,6%, mentre Shanghai viaggia sopra la parità. In calo l’euro a 1,1798, mentre i futures sul Nasdaq tornano brillanti (+0,6%).
Giovedì, il Nikkei balza dell’1,4% a 45.410 punti grazie al comparto tech dopo che la Federal Reserve ha effettuato un taglio dei tassi di un quarto di punto, come da attese. La Fed ha previsto altri due tagli quest’anno, ma soltanto uno nel 2026, in contrasto con le scommesse del mercato su due o tre riduzioni l’anno prossimo.
Sul fronte interno, la Bank of Japan ha avviato la riunione di politica monetaria di due giorni, con attese in questo caso di tassi invariati mentre i funzionari valutano l’impatto dei dazi Usa sull’economia giapponese, orientata alle esportazioni. Tuttavia, gli analisti hanno osservato che la BoJ potrebbe alzare i tassi di 25 punti base a ottobre, in presenza di segnali di resilienza dell’economia.
La Federal Reserve ha tagliato martedì sera i tassi di 25 punti base, portandoli in un intervallo compreso tra il 4,00% e il 4,25%, in linea con le aspettative. Si tratta della prima riduzione del costo del denaro da dicembre 2024. La Fed ha inoltre segnalato ulteriori tagli per complessivi 50 punti base entro fine anno, rivedendo al rialzo le proiezioni di crescita del Pil. Le previsioni su inflazione e disoccupazione per quest’anno sono rimaste invariate.
La Cina sta archiviando un’indagine antitrust contro Google, mentre Pechino e Washington intensificano i negoziati su TikTok, Nvidia e il commercio bilaterale in un momento di forti tensioni tra le due superpotenze.
L’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato ha deciso di interrompere l’indagine sulla concorrenza contro Google, uno status che prende il nome di zhongzhi, scrive l’FT mercoledì.
L’indagine, formalmente avviata a febbraio, si concentrava sul dominio del sistema operativo Android del gruppo statunitense e l’impatto sui produttori di smartphone cinesi come Oppo e Xiaomi, che utilizzano il software.
La decisione segnala un ricalibramento tattico da parte di Pechino, che ora sta concentrando la pressione su Nvidia, il produttore di chip AI più importante al mondo, come leva nei negoziati commerciali Usa-Cina, secondo le fonti.
Allo stesso tempo, l’abbandono dell’indagine su Google invia un segnale positivo a Washington, mostrando che Pechino può essere flessibile nei negoziati. Usa e Cina hanno tenuto tre giorni di negoziati a Madrid questa settimana su dazi, controlli alle esportazioni e lo scorporo di TikTok, dopo tre precedenti round di colloqui a Ginevra, Londra e Stoccolma. Il presidente Usa, Donald Trump, dovrebbe finalizzare un accordo su TikTok quando parlerà con l’omonimo cinese, Xi Jinping, venerdì.
A Google non è stata ancora formalmente notificata la decisione di archiviare l’indagine. All’inizio di questa settimana, l’autorità cinese (Samr, State Administration for Market Regulation) ha detto che Nvidia ha violato la legge antitrust quando ha acquisito Mellanox Technologies, un fornitore israelo-statunitense di prodotti per reti. L’operazione era stata approvata condizionatamente da Pechino nel 2020.
Se Nvidia fosse riconosciuta colpevole di violazione della legge antimonopolio cinese, potrebbe essere multata per una somma compresa tra l’1% e il 10% del fatturato dell’anno precedente.
Questa settimana, inoltre, l’autorità cinese su Internet ha vietato alle maggiori aziende tecnologiche del Paese di acquistare i chip di intelligenza artificiale di Nvidia. La Cyberspace Administration of China ha ordinato a società come ByteDance e Alibaba di interrompere i test e gli ordini dell’RTX Pro 6000D, il prodotto realizzato su misura di Nvidia per la Cina.
La Cina aveva avviato le indagini antitrust su Google e Nvidia a inizio anno, dopo l’insediamento di Trump e l’introduzione di forti dazi sulle merci cinesi.
Anche se il motore di ricerca di Google è bloccato in Cina, insieme a gran parte delle attività della controllante Alphabet, il colosso tech trae profitto dalle società cinesi che fanno pubblicità all’estero. Google infatti vende servizi cloud e pubblicità a imprese cinesi che puntano ai mercati internazionali, come la piattaforma di e-commerce Temu. (riproduzione riservata)