Cina positiva, martedì 3 giugno, nonostante il dato in decisa contrazione relativo alla produzione industriale a causa dell’effetto dazi sulla domanda globale di merci. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei è sopra la parità, l’Hang Seng sale dell’1,10% e Shanghai dello 0,3%, mentre i futures sul Nasdaq viaggiano in calo (-0,35%).
L’attività manifatturiera della Cina ha registrato a maggio la contrazione più marcata dal settembre 2022. A pesare è stato il forte calo della domanda estera, a sua volta influenzata dalle tariffe statunitensi sempre più penalizzanti.
L’indice Caixin/S&P Global Pmi relativo al settore manifatturiero è sceso a 48,3, sotto la stima mediana di Reuters (50,6) e in forte calo rispetto al valore di 50,4 relativo ad aprile. È la prima volta dallo scorso settembre che il dato scende sotto la soglia dei 50 punti che separa espansione e contrazione.
In particolare, a maggio la domanda estera ha subito un’accelerazione al ribasso, con il sotto indice dei nuovi ordini per l’export che ha toccato i minimi da luglio 2023. Anche gli ordini complessivi, indicatore della domanda aggregata, sono tornati a contrarsi per la prima volta dopo otto mesi.
Il mercato del lavoro continua a indebolirsi: l’occupazione è diminuita per il secondo mese consecutivo e al ritmo più rapido da gennaio. Inoltre, secondo il sondaggio, le scorte di prodotti finiti sono tornate ad accumularsi — per la prima volta in quattro mesi — a causa del calo delle vendite e di ritardi nelle spedizioni. «L’incertezza legata al contesto commerciale globale è aumentata, aggravando le problematiche interne all’economia cinese», ha spiegato Wang Zhe, senior economist di Caixin Insight Group. «All’inizio del secondo trimestre, i principali indicatori macroeconomici mostrano un indebolimento significativo».
Il dato elaborato da Caixin segue la pubblicazione, sabato, del Pmi ufficiale (governativo), che ha confermato a sua volta per il secondo mese consecutivo la contrazione dell’attività manifatturiera, pur mostrando un lieve miglioramento: 49,5 a maggio contro 49 ad aprile, in linea con le attese del consensus.
Secondo gli economisti di Goldman Sachs, la discrepanza tra l’indice ufficiale e quello Caixin potrebbe derivare dalle diverse tempistiche di rilevazione. Il sondaggio Caixin, infatti, viene condotto a metà mese, mentre quello ufficiale dell’Ufficio nazionale di statistica (NBS) si basa su dati raccolti a fine mese. Di conseguenza, l’eventuale attenuazione degli effetti delle tariffe a metà maggio potrebbe non essere stata percepita dal sondaggio privato.
Il Pmi di Caixin si basa su un campione di circa 500 imprese, per lo più private, di medie dimensioni e orientate all’export, mentre l’indice ufficiale copre circa 3.000 aziende, soprattutto grandi conglomerati di carattere pubblico.
Per quanto riguarda il settore servizi e delle costruzioni, il Pmi ufficiale è sceso a 50,3 a maggio da 50,4 in aprile, mantenendosi comunque sopra la soglia di 50 dal gennaio 2023. Il dato Caixin sui servizi sarà pubblicato giovedì.
I futures sul rame sono scesi martedì di oltre il 2%, a circa 4,70 dollari per libbra, annullando i guadagni della seduta precedente. Il calo è stato innescato dai dati deboli sull’attività manifatturiera cinese, che alimentano preoccupazioni sulla domanda del metallo da parte del principale consumatore mondiale.
Il peggioramento della performance industriale e la contrazione degli ordini verso l’export, attribuiti alla crescente pressione delle tariffe statunitensi, rafforzano i timori per il rallentamento della domanda. Il selloff segue il forte rimbalzo del +5% registrato lunedì, spinto dai timori che il rame possa essere il prossimo bersaglio delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Le recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha minacciato di raddoppiare al 50% i dazi su acciaio e alluminio, unite a un’indagine Usa sulle importazioni di rame, hanno alimentato le speculazioni di mercato. (riproduzione riservata)