Il mercato cinese è conveniente, è ora di parlarne. L'economia cinese sta affrontando significativi venti contrari. Un settore immobiliare sovraesposto al debito, importazioni ed esportazioni in calo, debole domanda interna e un tasso di disoccupazione giovanile elevato e in aumento sono tutti fattori che hanno contribuito a una frenata dell’economia cinese, sottolinea Edward Abbott, analista di Berenberg.
Di riflesso, le azioni cinesi hanno registrato un rendimento annuo del -1,5% fino ad oggi e ora vengono scambiate a 6,4 volte il multiplo prezzo/utile (p/e) a 12 mesi. Questo è in netto contrasto con le azioni statunitensi che hanno registrato un rendimento del +14,9% fino ad oggi e ora sono scambiate a 19 volte il p/e, in seguito a una netta rivalutazione. Il divario di valutazione tra i due mercati non è stato mai così ampio dai primi anni del 2000. «Se le autorità cinesi fornissero un supporto di politica economica, vediamo il potenziale per un “trade di valore” per le azioni cinesi», prevede Abbott.
È un dato di fatto che a causa del rallentamento economico e della crisi immobiliare gli investitori hanno evitato le azioni cinesi negli ultimi mesi. «Ma acquistare il mercato azionario cinese quando viene scambiato a un p/e inferiore a 7 volte, come ora, è stata una strategia redditizia dal 2000, con un rendimento mediano previsto a 12 mesi del 22,3% rispetto a un rendimento di mercato del 9,1%», fa presente Abbott, osservando che anche il divario tra il rendimento degli utili e i rendimenti dei titoli decennali locali sembra interessante e potrebbe attirare gli investitori mondiali.
Certo, le problematiche strutturali dell'economia cinese (La Banca Popolare Cinese oggi, 21 agosto, ha tagliato i tassi di interesse per stimolare la domanda di prestiti) probabilmente non scompariranno, avverte l’esperto di Berenberg. La scorsa settimana Nomura ha tagliato le previsioni di crescita del Pil cinese del terzo e quarto trimestre del 2023 al 3,7% e al 4%, rispettivamente, rispetto alla precedente previsione del 4,9% per ciascun trimestre, a seguito dei dati macro di luglio più deboli del previsto. Sebbene l'obiettivo di crescita del Pil cinese del 2023 intorno al 5% sia ancora raggiungibile, la debolezza del momentum, la timida risposta di politica economica e il peggioramento della fiducia di mercato aumentano il rischio che la crescita sia inferiore al 5%, ha detto Nomura riducendo la sua previsione di crescita del Pil del 2023 al 4,6% dal precedente 5,1%. «In qualche momento del secondo semestre del 2023, ci aspettiamo che Pechino intensifichi significativamente il suo sostegno di politica economica per fermare la spirale discendente", ha aggiunto.
Nel breve termine, ha continuato Abbott, le autorità cinesi potrebbero guardare alla politica monetaria e fiscale per mascherare le crepe. Comunque, «dato il profondo sconto rispetto alla storia a cui vengono scambiate le azioni cinesi, potrebbe esserci il potenziale per un trade di valore se dovesse emergere un sostegno di politica economica, sebbene lo scenario geopolitico rimanga impegnativo per gli investitori», ribadisce Abbott. C'è anche un conflitto in corso tra la continuazione di una politica monetaria accomodante e il mantenimento della stabilità della valuta (yuan). «Lo stimolo delle autorità cinesi ha storicamente sostenuto le azioni cinesi e ha spostato il predominio settoriale europeo verso settori più ciclici», conclude Abbott.
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