Asia in calo, giovedì 23 ottobre, dopo il rosso di Wall Street a causa delle tensioni geopolitiche. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei cede l’1,7%, Hong Kong viaggia sotto la parità, Shanghai perde lo 0,7%. In corsa il petrolio Wti americano del 3,6% a 60,59 dollari il barile, mentre i futures sul Nasdaq sono tornati positivi.
Oro sull’altalena. Il metallo giallo scende giovedì a circa 4.080 dollari l’oncia, in flessione per la terza seduta consecutiva dopo aver toccato ripetuti massimi storici nelle ultime settimane per poi rialzare la testa (+1%) a 4.104 dollari l’oncia. I prezzi si mantengono ora circa il 6% sotto i massimi, dopo la peggior settimana degli ultimi cinque anni.
A pesare è il rinnovato ottimismo per un possibile accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, in vista dell’incontro tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping, unito ai toni più concilianti del leader americano. L’allentarsi delle tensioni tra le due superpotenze ha ridotto il fascino dell’oro come bene rifugio.
Nonostante il recente ritracciamento, il metallo resta in crescita di circa 55% da inizio anno e di oltre 5% su base mensile, sostenuto dalle attese di due ulteriori tagli dei tassi della Federal Reserve entro fine anno e dal perdurare delle tensioni geopolitiche. In particolare, la decisione degli Stati Uniti di imporre nuove sanzioni alla Russia continua a offrire supporto ai prezzi, dopo il rinvio del vertice Trump-Putin, legato al rifiuto di Mosca di accettare un cessate il fuoco in Ucraina.
In netto contrasto con l’oro, il petrolio ha proseguito la corsa. Le quotazioni di Wti e Brent sono salite di oltre 3%, attestandosi rispettivamente intorno ai 60 e 64 dollari al barile, dopo che l’amministrazione Trump ha imposto sanzioni a Rosneft e Lukoil, i due principali produttori russi.
Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che «è il momento di fermare le ostilità e raggiungere un cessate il fuoco immediato», aggiungendo che Washington è pronta a «nuove azioni per sostenere gli sforzi del presidente Trump nel porre fine a un altro conflitto».
Secondo il Tesoro americano, le misure mirano a limitare la capacità del Cremlino di finanziare la guerra in Ucraina. La Casa Bianca ha inoltre invitato India e Cina, tra i maggiori acquirenti di greggio russo, a ridurre gli approvvigionamenti. Le tensioni geopolitiche arrivano mentre il mercato petrolifero resta fragile: i prezzi del WTti sono ancora in calo del 16% da inizio anno e il Brent perde quasi il 14%, complice l’aumento della produzione da parte di Opec+, a partire da Arabia Saudita e Russia. Intanto, i dazi imposti da Trump hanno riacceso i timori di un rallentamento economico globale che potrebbe pesare sulla domanda di greggio nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)