I mercati azionari asiatici si muovono in rialzo martedì 8 luglio, dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato l’introduzione di nuove tariffe doganali nei confronti di 14 Paesi che non hanno ancora raggiunto un accordo commerciale con Washington.
Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei sale dello 0,3%, Hong Kong e Shanghai attorno allo 0,8%, corre l’euro sul dollaro (+0,26% a 1,1739), mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,16%. Piovono vendite sui T bond Usa, il cui rendimento passa dal 4,38% di inizio sessione asiatica, al 4,394%.
Tra i Paesi colpiti figurano due grandi economie esportatrici come Giappone e Corea del Sud, che dovranno affrontare dazi del 25% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti a partire dal 1° agosto.
In aggiunta, Trump ha minacciato un ulteriore dazi del 10% contro i Paesi che si allineano con quelle che ha definito «politiche anti-americane dei Brics», in concomitanza con il vertice del gruppo che si sta tenendo in Brasile.
Il presidente ha inoltre firmato un ordine esecutivo che proroga la scadenza per l’introduzione dei dazi reciproci, posticipandola dal 9 luglio al 1° agosto per lasciare più tempo ai negoziati.
Secondo le lettere pubblicate da Trump su Truth, dal 1° agosto le merci esportate negli Stati Uniti da Giappone, Corea del Sud, Malesia, Kazakistan e Tunisia saranno soggette a dazi del 25%.
Altri mercati asiatici, come l’Indonesia, saranno colpiti da un’accisa del 32%, il Bangladesh da un dazio del 35%, mentre Cambogia e Thailandia dovranno affrontare tariffe del 36%. I dazi più alti saranno imposti alle importazioni provenienti da Laos e Myanmar, che subiranno una tariffa del 40%.
Gli economisti di Citi Economics Research hanno notato l’esclusione di alcuni Paesi asiatici come Taiwan, India, Filippine, Sri Lanka e Pakistan. «Le economie emergenti su cui riponiamo speranze per un accordo quadro sono India e Taiwan, forse anche Israele, considerato l’incontro tra il primo ministro Netanyahu e il presidente Trump», si legge in una nota pubblicata martedì.
In merito alle dichiarazioni del Segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo cui circa 100 lettere saranno inviate a Paesi «con cui abbiamo scambi commerciali limitati», gli economisti si dicono fiduciosi che quelli che non hanno ancora ricevuto comunicazioni potrebbero vedersi assegnare un dazio minimo di base del 10%.
Secondo gli analisti di Barclays, non bisogna stupirsi se nei prossimi giorni saranno inviate ulteriori missive. La vera sorpresa, sottolineano, sarebbe piuttosto un’eventuale revisione significativa delle aliquote tariffarie già annunciate. «Se questi dazi entreranno effettivamente in vigore il 1° agosto, rappresenteranno un rischio al ribasso per le nostre previsioni di crescita del Pil. Tuttavia, la proroga della scadenza offre una finestra più ampia per le trattative», spiegano.
Inaspettatamente, la Reserve Bank of Australia (Rba) ha deciso di mantenere i tassi di riferimento al 3,85% durante la riunione di luglio, smentendo le previsioni del mercato che davano per certo un taglio di 25 punti base. La decisione è stata presa a maggioranza, con sei membri favorevoli al mantenimento e tre contrari.
La banca centrale ha giustificato la scelta con una valutazione più equilibrata dei rischi legati all’inflazione e con i segnali di forza provenienti dal mercato del lavoro. Tuttavia, il consiglio direttivo ha ribadito un atteggiamento prudente, vista l’incertezza che ancora circonda domanda e offerta aggregate.
I vertici della Rba hanno indicato che attenderanno ulteriori dati per verificare se l’inflazione sta effettivamente convergendo verso l’obiettivo del 2,5%. Inoltre, hanno sottolineato che la politica monetaria resta ben posizionata per rispondere in modo deciso qualora eventi globali impattino in modo significativo sull’economia o sui prezzi interni.
La Rba ha infine ribadito che continuerà a monitorare attentamente i dati in arrivo, le condizioni globali e finanziarie, le tendenze della domanda interna e le prospettive su inflazione e mercato del lavoro. (riproduzione riservata)