L’Asia chiude la settimana in deciso calo, venerdì 13 giugno, dopo l’attacco notturno di Israele ai siti nucleari iraniani. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei cede l’1,15%, Hong Kong oltre l’1%, Shanghai lo 0,9%. In volata il petrolio Wti americano (+8,4% a 73,7 dollari il barile), sale bene anche l’oro (3.443 dollari per oncia, +1,2%), mentre i futures sul Nasdaq sono sotto pressione (-1,8%).
L’attacco di Israele, che ha preso di mira le strutture nucleari iraniane, costituisce un’escalation significativa delle tensioni in Medio Oriente. I funzionari israeliani hanno promesso di proseguire le operazioni fino all’eliminazione completa della minaccia, alimentando timori di un’instabilità più ampia. Sul fronte commerciale, gli investitori hanno valutato la notizia dell’accordo preliminare tra Stati Uniti e Cina raggiunto a Londra all’inizio della settimana. Tuttavia, l’intesa richiede ancora l’approvazione formale dei presidenti Donald Trump e Xi Jinping, lasciando spazio a incertezze.
Venerdì petrolio e oro sono saliti, mentre i mercati azionari hanno registrato un calo dopo l’attacco preventivo di Israele contro l’Iran, che ha trasformato il conflitto in una vera e propria guerra. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto che l’attacco aveva come obiettivo il programma nucleare iraniano e che le operazioni proseguiranno fino alla completa eliminazione della minaccia, pur ammettendo che Teheran mantiene la capacità di colpire Israele.
Il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni è sceso all’1,4% venerdì, toccando il minimo delle ultime cinque settimane a causa delle forti richieste degli investitori come bene rifugio causate dalle crescenti tensioni geopolitiche e dall’incertezza economica globale che spingono la domanda di asset di protezione.
Il fatto che Israele abbia promesso di proseguire le operazioni finché la minaccia iraniana non sarà completamente neutralizzata, sta innescando un’ondata di avversione al rischio nei mercati globali. Il sentiment degli investitori è stato ulteriormente indebolito dalle persistenti incertezze sulla politica commerciale, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinnovato la minaccia di tariffe unilaterali per fare pressione sui partner commerciali.
Sul fronte interno, il governatore della Banca del Giappone Kazuo Ueda ha ribadito all’inizio della settimana che l’istituto è pronto ad aumentare nuovamente i tassi d’interesse, a condizione che ci sia sufficiente fiducia nel fatto che l’inflazione di fondo si stia muovendo in modo sostenibile verso l’obiettivo del 2%. (riproduzione riservata)