L'Asia apre la settimana in rosso, complici dati grigi sul fronte economico. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede lo 0,58%, l'Hang Seng lo 0,61%, Shanghai lo 0,16%. L'oro ritraccia dello 0,2% a 1.786 dollari per oncia, il petrolio Wti americano perde lo 0,15% a 75,05 dollari il barile. Intanto la valute scambiano poco mosse, l'euro a 1.1861, lo yen a 111,11, la sterlina a 1,3224, mentre il T bond Usa decennale viaggia all'1,43% e i futures su Wall Street sono tutti negativi per ora i media dello 0,15%.
Il Caixin China General Services Pmi è sceso ai minimi degli ultimi 14 mesi a 50,3 (50 è lo spartiacque fra crescita e contrazione) a giugno da 55,1 del mese precedente a causa dello scoppio di una variante Delta più infettiva di Covid-19 nel Guangdong e della successiva imposizione di misure antivirus. I nuovi ordini sono cresciuti al ritmo più basso da aprile 2020, mentre l'occupazione è diminuita per la prima volta da febbraio. Nel frattempo, il sentiment è sceso al punto minimo degli ultimi nove mesi.
In Giappone, invece, Il Pmi au Jibun Bank Japan Services si è portato a 48,0 a giugno rispetto alla lettura preliminare di 47,2 e al 46,5 del mese precedente. Questo ha segnato il 17° mese consecutivo di contrazione nel settore dei servizi, dal momento che le restrizioni introdotte per frenare la diffusione di Covid-19 sono rimaste in vigore per gran parte di giugno. Nel frattempo, l'occupazione è cresciuta per il quinto mese consecutivo. Passando ai prezzi, i costi medi sono aumentati al ritmo più basso degli ultimi quattro mesi, con le imprese che hanno riportato un aumento marginale dei costi di produzione. Il sentiment degli imprenditori ha raggiunto il livello più forte da marzo a fronte di un'accelerazione nel lancio dei vaccini.
Didi Global Inc ha spiegato che un ordine normativo che prevede la rimozione della sua app dagli app store in Cina potrebbe danneggiare i ricavi, mentre anche altre società cinesi quotate negli Stati Uniti di recente si sono trovate oggetto di indagini sulla sicurezza informatica da parte di Pechino. L'ordine di rimozione di ieri da parte della Cyberspace Administration of China (Cac) arriva solo due giorni dopo che il regolatore ha annunciato un'indagine sul gigante dei trasporti e meno di una settimana dopo il debutto a Wall Street.
Didi Global, nata dalla fusione di Didi Dache e Kuaidi Dache (supportate rispettivamente da Tencent e Alibaba) e che fornisce veicoli e taxi, era crollata venerdì al Nyse dopo che Pechino aveva dichiarato di aver avviato un’esame sullo stato della sicurezza informatica della società. Il tutto a due giorni dalla seconda più importante quotazione di una società cinese a Wall Street (l’ipo ha raccolto 4,4 miliardi di dollari, con valutazione a quasi 70 miliardi) da quella di Alibaba del 2014. La mossa è stata studiata per contrastare i rischi sulla sicurezza dei dati, salvaguardare la sicurezza nazionale e proteggere l’interesse pubblico, secondo una dichiarazione della Cyberspace Administration of China. Le azioni hanno perso fino all’8,8% per chiudere poi con un -5,3% a 15,53 dollari dal 16,4% del debutto, mercoledì.
Il gruppo è già stato coinvolto in un’ampia indagine antitrust sulle società internet cinesi con esiti incerti per Didi e per il gigante dell’internet cinese, Tencent, che pure è azionista della società di ride hailing (6,8%). Il governo negli ultimi mesi ha operato una stretta senza precedenti per mettere un freno alla crescente influenza delle più grandi piattaforme fintech, nello sforzo di controllare la gigantesca raccolta di dati, la vera ricchezza di Alibaba & Co. Questa nuova stretta accade non solo dopo la quotazione di Didi ma anche in parallelo rispetto alle celebrazioni del 100° anniversario del Partito comunista. (riproduzione riservata)