Giovedì 25 settembre, l’Asia si muove attorno alla parità dopo una sessione debole a Wall Street. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei sale dello 0,10%, mentre Hong Kong e Shanghai cedono attorno allo 0,1%. Intanto i futures sul Nasdaq sono tornati positivi. Ad attirare gli acquisti in Cina sono i titoli tecnologici a forte crescita, grazie agli investimenti in AI.
La spinta della Cina sull’intelligenza artificiale ha rafforzato il sentiment, con Alibaba che ha annunciato piani per lanciare i suoi primi data center in Brasile, Francia e Paesi Bassi per accelerare l’espansione globale nell’AI. L’ottimismo è stato alimentato anche da segnali di allentamento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, sebbene l’ambasciatore Usa in Cina, David Perdue, abbia indicato che un atteso incontro tra il presidente Donald Trump e il presidente Xi Jinping è più probabile il prossimo anno che in autunno.
A Wall Street i mercati hanno invece venduto nelle scorse ore titoli tecnologici come Nvidia e Oracle per il secondo giorno consecutivo a causa dei timori sulle valutazioni elevate dell’AI. L’indice Hang Seng di Hong Kong giovedì è stato soggetto ad un ritorno di volatilità, con gli investitori concentrati sul debutto del costruttore automobilistico cinese Chery Automobile dopo la sua ipo da 1,2 miliardi di dollari. Le azioni di Chery hanno guadagnato l’11% all’apertura, attestandosi a 34,16 dollari di Hong Kong rispetto al prezzo di offerta di 30,75 dollari locali. Ma a fine sessione il titolo ha investito la rotta e perso il 5,3% a 32,36 dollari HK.
Intanto, le azioni di Xiaomi sono salite del 3,2% dopo la presentazione di una serie di nuovi dispositivi e elettrodomestici, tra cui smartphone pensati per fare concorrenza a Samsung.
I futures statunitensi sono poco mossi, in attesa della pubblicazione dei dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione. Un dato che potrebbe influenzare le prossime mosse della Federal Reserve in materia di politica monetaria, in un contesto di crescente preoccupazione per l’indebolimento del mercato del lavoro e l’aumento dei licenziamenti.
Il maggiore esportatore cinese di veicoli, Chery Automobile, ha registrato un balzo delle azioni al debutto a Hong Kong (+11%), come si è visto, dopo aver raccolto 9,1 miliardi di dollari locali (1,2 miliardi di dollari Usa) grazie all’offerta pubblica iniziale. Ma a fine sessione ha invertito la rotta (-5,3%). Chery fa parte di un gruppo di aziende cinesi che stanno approfittando del vivace mercato delle quotazioni.
L’ipo ha avuto luogo regolarmente, ma la società ha cancellato la cerimonia di quotazione alla Borsa di Hong Kong a causa della chiusura della città dopo il passaggio del super-tifone Ragasa il giorno precedente. Il costruttore automobilistico sta accelerando l’espansione in Vietnam, Medio Oriente ed Europa. Il marchio di Suv Jetour entrerà in Europa a novembre con il lancio di tre veicoli a motore tradizionale in Polonia. Lo scorso luglio, la società ha annunciato la vedita di veicoli con il marchio principale Chery nel Regno Unito. Inoltre, ha lanciato il brand Jaecoo lo scorso gennaio e Omoda sempre in Gran Bretagna lo scorso anno.
«Chery è rimasta un po’ fuori i riflettori, visto che negli ultimi anni tutti parlavano di Byd», il commento di Tu Le, fondatore e amministratore delegato di Sino Auto Insights, a Cnbc. Resta da capire poi l’impatto delle barriere commerciali. Negli Stati Uniti, i veicoli elettrici prodotti in Cina sono soggetti a un dazio del 100% (ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974). Nell’ottobre 2024 anche il Canada ha introdotto dazi del 100% sulle importazioni di vetture Ev cinesi. L’Unione Europea ha imposto poi tariffe fino al 45,3% su alcuni modelli di auto elettriche cinesi, in vigore dalla fine del 2024.
Secondo Tu Le, sebbene Chery sia «in parte esposta» a questi dazi, il fatto che stia costruendo stabilimenti in Medio Oriente e Sudest asiatico riduce i rischi e la mette in una posizione migliore rispetto a molti concorrenti che puntano solo sull’export. Ad agosto, Chery ha venduto 242.736 veicoli, di cui 129.472 esportati, con un aumento annuo rispettivamente del 14,6% e del 32,3%. (riproduzione riservata)