Dopo lo scossone di ieri, l'Asia chiude la settimana in rosso. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede l'1,35%, l'Hang Seng guadanga lo 0,7% cercando di recuperare almeno una parte del terreno perduto nei giorni scorsi con l'affossamento del settore tech da parte del governo, mentre Shanghai cede lo 0,65%. L'oro torna sopra 1.800 a 1.801 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano sale dello 0,4% a 73,24 dollari il barile mentre il dollaro rialza la testa. Ieri i mercati in pieno risk off e con il nuovo target dell'inflazione annunciato dalla Bce avevano assistito al rally di euro e yen, che oggi scambiano, rispettivamente, a 1,1834 (-0,12%) e a 110,03 (-0,25%). Il T bond Usa, soggetto a forti acquisti nelle ultime 24 ore, ha invertito la marcia e da 1,30% di inizio sessione ora scambia all'1,339% con i futures su Wall Street ancora sotto la parità.
Il tasso di inflazione annuale della Cina è sceso inaspettatamente all'1,1% lo scorso giugno dal massimo di otto mesi segnato a maggio e sotto il consenso del mercato dell'1,3%, a causa di un forte calo del costo del cibo, soprattutto del prezzo della carne di maiale. Su base mensile, i prezzi al consumo sono inaspettatamente diminuiti dello 0,4%, il quarto mese consecutivo di calo e rispetto alle previsioni di una lettura piatta.
I prezzi alla produzione cinesi sono aumentati invece dell'8,8% su base annua a giugno, in leggera frenata rispetto al +9,0% del mese precedente e in linea con le aspettative del mercato. Questo è stato il sesto mese consecutivo di aumento grazie alla ripresa della produzione interna e all'aumento dei valori delle materie prime.
Dopo i dati poco entusiasmanti sulla crescita, il Consiglio di Stato cinese ha suggerito che la Banca Centrale potrebbe aumentare i prestiti alle imprese anche tagliando la quantità di denaro che le banche devono tenere in riserva. E che la ripresa non sia lineare nel mondo emerge anche negli Stati Uniti, dove i verbali della riunione della Fed hanno indicato che ulteriori sostanziali progressi sulla ripresa economica sono stati generalmente considerati non ancora raggiunti. A questo si aggiunga che le richieste settimanali di sussidi sono aumentate inaspettatamente la scorsa settimana dai minimi della pandemia.
Le Olimpiadi di Tokyo saranno vietate agli spettatori domestici a causa della ripresa dei contagi nel Paese che ha spinto il governo a dichiarare lo stato di emergenza nella capitale. Nel frattempo, la campagna di vaccinazione contro il Covid in Myanmar si è quasi arrestata a causa di una carenza di vaccini, costringendo il governo militare a cercare nuovi rifornimenti. Cresce poi la preoccupazione che i vaccini non mRNA, compresi quelli prodotti da Sinovac e AstraZeneca, non siano in grado di contrastare la variante Delta.
Pfizer, dal canto suo, prevede di chiedere alle autorità di regolamentazione statunitensi di autorizzare una dose di richiamo del suo vaccino entro il prossimo mese sulla base di prove di un maggiore rischio di reinfezione sei mesi dopo l'inoculazione e la diffusione della variante Delta, altamente contagiosa.
La Food and Drug Administration degli Stati Uniti e i Centers for Disease Control and Prevention hanno affermato tuttavia, in una dichiarazione congiunta, che gli americani che sono stati completamente vaccinati non hanno bisogno di un richiamo in questo momento. Alcuni scienziati hanno anche messo in dubbio la necessità di una terza iniezione.
Il responsabile scientifico di Pfizer, Mikael Dolsten, ha spiegato che il calo recentemente riportato nell'efficacia del vaccino in Israele è dovuto principalmente alle infezioni nelle persone che erano state vaccinate a gennaio o febbraio. Il ministero della salute del Paese ha affermato che l'efficacia del vaccino nel prevenire sia l'infezione che la malattia sintomatica è scesa al 64% a giugno. "Il vaccino Pfizer è altamente attivo contro la variante Delta", ha detto Dolsten in un'intervista. Ma dopo sei mesi, ha aggiunto, "probabilmente c'è il rischio di reinfezione poiché gli anticorpi, come previsto, diminuiscono". (riproduzione riservata)