I mercati asiatici aprono la settimana, lunedì 29 settembre, a doppia andatura: alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,8% zavorrato dal rialzo delle yen, mentre l’Hang Seng sale dell’1,4% e Shanghai dello 0,25%. Oro a nuovi massimi storici (3.834 dollari l’oncia, +0,66%), in deciso calo il petrolio Wti americano (-0,6% a 65,31 dollari il barile). I futures sul Nasdaq salgono intanto dello 0,4%.
Il dollaro ha esteso le perdite lunedì, con l’indice in flessione intorno a quota 98, a causa del rischio di shutdown del governo americano (un timore che si ripresenta tutti gli anni in questo periodo) e in attesa dei principali dati macro della settimana. Senza un accordo al Congresso sul bilancio dello Stato entro martedì, a partire dal primo ottobre alcune attività federali rischiano la chiusura per mancanza di fondi.
Il presidente Donald Trump incontrerà oggi i leader delle due ali del Parlamento per scongiurare lo stop. Gli operatori guardano anche al report sui nuovi occupati di settembre (non-farm payrolls) e all’indice Ism manifatturiero. La pubblicazione, venerdì, di dati macro più solidi ha smorzato le attese di un ulteriore allentamento da parte della Fed: il mercato prezza ora circa 40 punti base di tagli ai tassi entro fine anno. Il biglietto verde si è indebolito in maniera diffusa, segnando le perdite più marcate contro euro (-0,23%), sterlina (-0,28%) e yen (-0,4%).
Le quotazioni dell’oro hanno toccato lunedì un nuovo record sopra i 3.834 dollari l’oncia, sostenute dalle aspettative di nuovi tagli dei tassi Usa e dal calo del dollaro. I dati diffusi venerdì sull’inflazione americana (Personal Consumption Expenditures) sono risultati in linea con le attese, alimentando l’idea che la Fed possa proseguire l’allentamento monetario nei prossimi mesi, ma non in maniera aggressiva. Il mercato attribuisce ora una probabilità del 90% a un taglio al meeting di ottobre e del 65% circa di un ulteriore intervento in dicembre.
Resta inoltre l’incognita legata a un possibile shutdown del governo Usa, che potrebbe ritardare la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro e complicare le decisioni della banca centrale. Sul fronte commerciale, Trump ha annunciato la scorsa settimana una nuova ondata di dazi su farmaci, camion e mobili importati, con entrata in vigore dal 1° ottobre, aumentando l’incertezza sull’outlook economico.
I futures sul greggio Wti sono scesi fino a 65,1 dollari al barile dopo che la regione del Kurdistan iracheno ha ripreso le esportazioni di petrolio, interrotte da due anni e mezzo. L’accordo tra governo federale iracheno, autorità curde e compagnie petrolifere internazionali prevede inizialmente un flusso di 180-190 mila barili al giorno verso il porto turco di Ceyhan, con volumi attesi in crescita fino a circa 230 mila barili. La ripresa dell’export arriva dopo le pressioni Usa per riportare il greggio curdo sui mercati internazionali e coincide con le mosse dell’Opec+, pronta a incrementare la produzione di almeno 137 mila barili al giorno durante la riunione di questa settimana. Venerdì scorso, il Wti aveva chiuso con un balzo di oltre il 5%, la migliore performance settimanale da giugno, sostenuto dagli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe che hanno ridotto le esportazioni di carburanti da Mosca.
I profitti delle imprese industriali cinesi sono aumentati dello 0,9% su base annua a 4.690 miliardi di yuan tra gennaio e agosto, rimbalzando dal calo dell’1,7% registrato nei primi sette mesi. L’incremento è arrivato grazie a nuove misure di stimolo da Pechino e a segnali di distensione commerciale con gli Stati Uniti. A trainare i dati è stato il settore privato (+3,8% contro +1,8% di gennaio-luglio), mentre le aziende statali hanno limitato le perdite (-1,7% rispetto a -7,5%). Tra i comparti in crescita: manifattura generale (+5,8%), metalli non ferrosi (+12,7%), produzione di calore (+13%), macchinari elettrici (+11,5%), computer e comunicazioni (+7,2%), agricoltura (+11,8%) e attrezzature speciali (+6,9%). In calo invece auto (-0,3%), minerali non metallici (-2,2%), chimica (-5,5%), tessile (-7%), petrolio e gas (-12,4%) e carbone (-53,6%). Nel solo mese di agosto, i profitti hanno registrato un’impennata del 20,4% su base annua, dopo il -1,5% di luglio, segnando la prima crescita mensile da aprile. (riproduzione riservata)