All’indomani del rally del Nasdaq (+4,3%) grazie alla tregua di 90 giorni fra Cina e Usa sui dazi, tagliati in buona parte, l’Asia si muove a doppia velocità martedì 13 maggio. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei sale dell’1,8%, mentre Hong Kong cede l’1,5% e Shanghai viaggia sopra la parità. I futures sul Nasdaq flettono intanto per lo 0,44%.
Le principali banche d’investimento hanno aggiornato al rialzo le previsioni sulla crescita economica della Cina e sull’andamento dei mercati azionari, dopo la notizia inattesa di una tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina.
Lunedì i due Paesi hanno raggiunto un accordo per sospendere temporaneamente la maggior parte dei dazi reciproci per 90 giorni. Gli Stati Uniti ridurranno le tariffe sui prodotti cinesi dal 145% al 30% per un periodo di 90 giorni, mentre la Cina taglierà le tariffe sulle importazioni statunitensi dal 125% al 10%, un allentamento significativo delle tensioni dopo la spirale protezionistica innescata dal presidente Trump lo scorso aprile.
Ubs ha scritto in una nota che il Pil della Cina potrebbe raggiungere nel 2025 un range compreso tra il 3,7% e il 4%, rispetto alla precedente previsione del 3,4%, grazie a un impatto meno severo del conflitto commerciale.
Anche Morgan Stanley ha alzato le previsioni di crescita trimestrale, ipotizzando un’accelerazione delle esportazioni da parte delle imprese per approfittare della finestra temporale a dazi ridotti. Il Pil del secondo trimestre potrebbe superare la stima attuale del 4,5%, mentre la crescita del terzo trimestre è ora attesa oltre il 4%, rispetto alla precedente previsione di un rallentamento attorno a tale soglia.
ANZ Bank, dopo aver tagliato la propria stima ad aprile dal 4,8% al 4,2%, ora intravede la possibilità di un superamento della soglia. Natixis, da parte sua, prevede un Pil in crescita del 4,5% per l’intero anno, ipotizzando ulteriori stimoli fiscali e riduzioni tariffarie. La banca francese aveva anch’essa ridotto la previsione dal 4,7% al 4,2% il mese scorso.
L’ottimismo sulla crescita ha spinto le banche a rivedere anche il posizionamento sui mercati azionari cinesi. Nomura ha alzato il rating sulle azioni cinesi a Overweight tattico e ha spostato parte delle proprie esposizioni dall’India verso la Cina.
Citi ha incrementato il target dell’Hang Seng Index del 2%, portandolo a 25.000 punti entro fine anno, con un obiettivo a 26.000 per il primo semestre del 2026. Tuttavia, il responsabile della strategia azionaria cinese di Citi, Pierre Lau, ha indicato una preferenza per titoli meno esposti all’incertezza tariffaria, alzando il giudizio sul settore dei consumi da neutral a Overweight, insieme ai titoli tecnologici.
Eddy Loh, Chief Investment Officer di Maybank, ritiene che le valutazioni di mercato siano ancora interessanti, con opportunità nel settore dei servizi di comunicazione e in parte dei beni di consumo discrezionali.
William Ma, cio di GROW Investment Group, solitamente ottimista sulla Cina, vede in questo rimbalzo un rerating sostenuto, rafforzato dalle recenti misure di stimolo al consumo e dall’allentamento della politica monetaria cinese.
Alcuni esperti invitano tuttavia alla prudenza. Nonostante i negoziati siano andati meglio del previsto, l’accordo è temporaneo e soggetto a cambiamenti. Gary Ng, senior economist di Natixis, ha sottolineato che la fiducia reciproca tra i due Paesi resta bassa.
Dan Wang, direttore per la Cina di Eurasia Group, ha avvertito che il rally è stato alimentato da un effetto sorpresa, ma i fondamentali della Cina, tra cui la crisi del settore immobiliare e l’alto debito locale, restano deboli e rendono il mercato ancora dipendente dal supporto statale.
Infine, secondo Wang, Trump potrebbe rivedere i dazi a breve, considerandoli un elemento chiave della sua leva politica. «Questa è solo una pausa, non una svolta nei rapporti bilaterali. Una tregua di 90 giorni è poca cosa nel contesto della diplomazia commerciale», ha scritto. (riproduzione riservata)