I media lo descrivono come il Mark Zuckerberg russo. Classe 1984, Pavel Durov - il fondatore di Telegram - ha la fama del genio visionario ed eccentrico. Tra gli aneddoti che lo riguardano, uno su tutti ha definito il personaggio: nel 2012 lanciò dalla finestra del suo ufficio a San Pietroburgo aeroplanini fatti con banconote da 5 mila rubli. Le gente in strada si azzuffò per acchiapparli, mentre lui filmava tutto dalla sua stanza, al sesto piano.
Durov è stato arrestato il 24 agosto 2024 in Francia all’aeroporto di Le Bourget. La magistratura francese ritiene che la mancanza di moderazione di Telegram rendano il fondatore (e amministratore delegato) complice delle attività illegali che vi si svolgono: frodi, pedofilia, traffico di droga, terrorismo.
Nella mattina del 26 agosto, secondo quanto si apprende dai media francesi, Durov sarebbe ancora in attesa di essere interrogato dalla polizia. «L’arresto del presidente di Telegram sul territorio francese è avvenuto nell’ambito di un’indagine giudiziaria in corso. Non si tratta in alcun modo di una decisione politica», ha puntualizzato il presidente Emmanuel Macron. «Spetta ai giudici decidere».
Telegram ha dichiarato che il fondatore e ceo non ha «niente da nascondere» e che la piattaforma rispetta le leggi europee. Nessun intervento, invece, dal Cremlino che ha fatto sapere di ritenere «prematuro» commentare la vicenda.
Nato nell’allora Leningrado (oggi San Pietroburgo), nell’ex Unione Sovietica, il fondatore di Telegram è cresciuto in una famiglia di intellettuali e da giovane ha trascorso un periodo in Italia, a Torino, prima di rientrare in Russia. Nel suo curriculum ci sono studi umanistici all’Accademia di San Pietroburgo e poi una laurea con lode in filologia. Pavel ha un fratello, Nikolai Durov, brillante informatico e matematico, con cui ha condiviso il successo di Telegram.
Nel 2006 Pavel Durov ha fondato VKontakte, un social ispirato a Facebook (che allora aveva due anni di vita e iniziava a diventare popolare negli Stati Uniti), cresciuto fino a diventare il più utilizzato in Russia. Tuttavia, l’app ha attirato l’attenzione delle autorità russe quando il fondatore ha rifiutato di censurare contenuti politicamente sensibili e di fornire i dati degli utenti al governo. Nel 2014, dopo una serie di conflitti con gli azionisti e con le autorità, Durov si è dimesso e ha venduto le quote della società, lasciando definitivamente la Russia.
Nel 2013 è arrivato Telegram, fondato dai due fratelli Durov. Nella nuova piattaforma Pavel ha trasposto i suoi principi di radicale protezione della privacy e libertà di espressione che il fratello Nikolai ha concretizzato in un protocollo, chiamato MTProto, che è alla base della crittografia di Telegram. Questo sistema consente agli utenti di avere molta libertà e ha reso l’app controversa: se da un lato offre protezione ad attivisti e oppositori in paesi poco democratici, dall’altro lascia un ampio margine d’azione che consente il diffondersi di casi di pedo-pornografia, cyberbullismo, spaccio di droga e contenuti terroristici.
A marzo Durov ha detto in un’intervista al Financial Times che la piattaforma ha raggiunto i 900 milioni di utenti ed è sulla buona strada per diventare redditizia. In più, la società starebbe considerando l’ipotesi della quotazione. Per quasi otto anni dalla sua nascita Telegram non ha generato ricavi per precisa scelta del fondatore, che non voleva farne un business. Poi, nel 2021, la svolta con l’introduzione di alcune funzioni premium per monetizzare il social e un primo round di finanziamento da 1 miliardo di dollari con la partecipazione di fondi arabi e altri investitori esteri.
A Telegram è associata anche una criptovaluta, chiamata Toncoin, che con l’arresto di Durov ha ricevuto un duro colpo. Il Toncoin «è stato progettato per integrare la funzionalità blockchain in Telegram offrendo una vasta gamma di app. Ma oggi il team di Telegram non è più coinvolto direttamente: si è ritirato dopo aver affrontato delle sfide legali con la Sec nel 2019. La gestione e l’evoluzione dell’infrastruttura sono passate a The Open Network (Ton) Foundation», spiega a MF-Milano Finanza Ophelia Snyder, presidente di 21Shares, piattaforma specializzata in criptovalute che ha lanciato un etp sul Toncoin.
L’arresto di Durov ha fatto scendere il prezzo della criptovaluta dai circa 6,8 dollari del 24 agosto ai 5,6 dollari della mattina di lunedì 26, bruciando 2,7 miliardi di dollari di valore di mercato secondo i dati di Bloomberg. Ma, nonostante il calo di circa il 20% degli ultimi giorni, allungando l’orizzonte temporale l’ascesa della criptovaluta è evidente: a settembre 2023 il prezzo era intorno a 1,5 dollari. «Riteniamo che le conseguenze saranno momentanee», sostiene Snyder. «Sebbene Telegram e Toncoin traggano vantaggio dalle reciproche infrastrutture, restano due realtà indipendenti. Le principali funzioni di Toncoin continuerebbero a operare anche se Telegram cessasse di esistere. A dimostrazione di ciò segnaliamo non solo un aumento significativo dell’attività, con il numero totale di portafogli giornalieri e commissioni quasi raddoppiati, ma anche che negli ultimi tre giorni il numero di utenti è aumentato da 289 mila a 594 mila». (riproduzione riservata)