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Kevin Warsh
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Chi è Kevin Warsh, l’economista nominato da Trump alla presidenza della Fed: «L’indipendenza va difesa con i risultati»

di  Andrea Fiano
30 gennaio 2026, 20:16

Il presidente designato della Fed è un chiaro sostenitore della teoria macroeconomica secondo cui la riduzione delle imposte, la deregulation e la promozione del libero scambio  è il modo migliore per sostenere la crescita economica. Ma sono anche temi quantomai delicati in tempi di dazi

La scelta non ha sorpreso nessuno. Dopo mesi di voci e di alternanza sui nomi dei candidati, Donald Trump ha nominato venerdì 30 Kevin Warsh come prossimo chairman della Fed.

La nomina, che andrà approvata dal Senato americano, appare scontata nella sostanza ma comporta alcuni passaggi delicati legati al ruolo futuro e all’operato di Jerome Powell. L’approvazione del Senato passa, secondo molti, per una chiusura dell’inchiesta del dipartimento di giustizia americano relativa al ruolo di Powell nei lavori di ristrutturazione della stessa banca centrale. Kevin Hassett, uno degli altri candidati, resta invece capo dei consiglieri economici del presidente Trump.

Un falco a favore della libera circolazione delle merci

Con Warsh si apre uno scenario di tassi in calo a partire dall’uscita di Powell, ma anche un nuovo approccio analitico e di policy della banca centrale meno legato a indicatori e modelli economici classici e si prevede una progressiva riduzione del bilancio della Fed stessa.

Warsh, che è stato nel consiglio monetario della Fed dal 2006 al 2011, ha 55 anni ed è stato a suo tempo il più giovane membro del FOMC stesso. Ha cominciato la sua carriera alla Morgan Stanley nell’area del M&A ed è oggi visiting fellow alla Hoover Institution di Stanford University e insegna anche nella business school della stessa universita californiania. È un chiaro sostenitore della «supply side», ovvero della teoria macroeconomica secondo cui la riduzione delle imposte, la deregulation, e la promozione del libero scambio (tema delicato in tempi di dazi) è il modo migliore per sostenere la crescita economica, e quindi che l’aumento dell’offerta di prodotti e servizi è il motore principale della crescita economica.

Il sostegno all’indipendenza della Fed. Che deve guadagnarsela sempre

Warsh, che di recente avrebbe ottenuto il sostegno indiretto del numero uno di JPMorgan Jamie Dimon, è stato spesso apertamente critico delle scelte della Fed e si dice sia stato in corsa anche per la guida del Tesoro affidata poi a Scott Bessent.

Di formazione Warsh è avvocato, come Powell, ed ha una lunga esperienza sia nel settore pubblico che in quello privato sia sul piano operativo (settore dei family offices) che in quello accademico. Lo stesso Warsh ha definito «importante» la causa dell’indipendenza della Fed, ma ha anche parlato del «ruolo eccessivamente esteso della Fed stessa» sostenendo che «i suoi scarsi risultati hanno indebolito l’importanza della giusta causa dell’indipendenza della politica monetaria».

Viene considerato un «falco» in materia monetaria, ed è convinto che il forte aumento della produttività legato alla diffusione della intelligenza artificiale proseguirà, e che la spinta dell’amministrazione Trump per la deregulation finirà per tenere sotto controllo l’inflazione.

Il giudizio degli analisti. E le previsioni su che cosa potrà accadere al Fomc

Sul piano procedurale Warsh sostituirà Stephen Miran nel consiglio della Fed, mentre la sua conferma come chairman richiede un voto separato. E questo anche perché Powell non ha chiarito se lascerà il consiglio monetario alla scadenza del suo mandato da chairman o resterà per altri due anni fino alla scadenza del suo mandato da consigliere. Un’eventuale uscita di Powell a maggio permetterebbe a Trump di fare una nuova nomina per il Fomc e dare quindi a Warsh una maggioranza all’interno del consiglio stesso.

Christopher Hodge, capo economista per gli Usa di Natixis CIB, ritiene che la nomina di ieri renda più probabile le dimissioni di Powell dal Fomc a fine maggio perché probabilmente considererà il suo successore una «buona guida» per la banca centrale. Nella sua ultima conferenza stampa Powell ha risposto più volte con un «su questo non ho niente per lei», evitando polemiche dirette anche sui continui insulti di Trump nei suoi confronti. Ora si apre una nuova era. (riproduzione riservata)



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