Cheval Blanc Saint-Tropez, il rifugio del lusso più discreto in Costa Azzurra
Da icona della libertà a simbolo del quiet luxury, Saint-Tropez continua a incantare tutti
La Saint-Tropez di oggi non è più quella della metà del secolo scorso, ma del suo passato conserva integro il fascino che si disvela a chi cerca un’eleganza mai sfacciata e un’estetica tutta francese. Un’eleganza che si trova nelle piccole vie del centro storico, dove giardini privati si nascondono dietro a cancelli e a muretti, o nel Musée de l’Annonciade, all’interno di un’ex cappella del XVI secolo sul porto, che custodisce la più importante collezione di pittura fauve e post-impressionista della Costa Azzurra, con opere di Matisse, Derain, Dufy, Signac e Braque, tutti attratti da Saint Trop per la nitidezza della luce mediterranea.

Così, quando si va oltre ai grandi yacht nel porto antico e alle vetrine delle boutique pure molto esclusive, è l’eleganza a conquistare il visitatore che non si sofferma sui cliché. Per riconoscere il fascino francese di questa animata località di mare basta un giro al mercato della mattina, in Place des Lices, alla ricerca di stoffe, profumi e lavanda, e, nel pomeriggio, shopping tra le boutique di Place de l’Ormeau, a caccia di brand locali, primo fra tutti Les Tropeziennes, per acquistare i sandali di pelle resi celebri da Jackie Kennedy.

E poi ancora, i bistrot affacciati sul porto vecchio che si animano la sera, esattamente come quando, a quegli stessi tavoli di legno del Club 55, si sedevano Brigitte Bardot, Pablo Picasso e Giscard d’Estaing. Rituali che cadenzano il ritmo di tutti i giorni di questa stella della Costa Azzurra.

Eppure Saint-Tropez non è nata diva. Lo è diventata il 28 novembre 1956, quando nelle sale è uscito E Dio creò la donna di Roger Vadim, con una giovanissima Brigitte Bardot che ballava il mambo scalza e si innamorava di Jean-Louis Trintignant, che fu poi la ragione della separazione dell’attrice dal regista Vadim. Un vero e proprio terremoto culturale, quello che ha seguito l’uscita del film interpretato da B.B. che metteva in scena, e nella vita, il piacere della libertà, e che ha trasformato Saint- Tropez nel simbolo del jet set mondiale.

Amata e dipinta dai maestri dell’arte dei primi del Novecento, la cittadina della Provenza, in quell’anno preciso, ha iniziato la sua veloce trasformazione: il mito Bardot, la luce di Signac, lo shopping da sogno e la capacità di restare, nonostante tutto, un villaggio dove l’eleganza autentica non è mai eccessiva. Esattamente come quella delle coppie francesi che la abitano o la frequentano anche fuori stagione, con le ceste di paglia per la spesa, le scarpe da barca e i sandali ai piedi dalla primavera fino all’inizio dell’autunno.

Una discrezione che si respira al Cheval Blanc St-Tropez, collezione di maison di eccezione del Gruppo Lvmh Hotel Management, affacciato sulla spiaggia di sabbia bianca La Bouillabaisse, proprio dove Louis Vuitton aveva costruito il suo rifugio intimo. Aperto nel 2019, ha solamente 30 camere e suite affacciate sul mare e sulla pineta, oltre che una villa privata «nascosta» per assicurare la massima discrezione e il massimo dei servizi di accoglienza del tutto personalizzati.

I colori del mare e quelli della terra di Provenza sono il fil rouge di tutti gli spazi. E poi il bianco candido che ricopre la struttura e si ritrova nella piscina a sfioro, come nei 60 lettini della spiaggia (il Cheval Blanc è l’unico hotel nella zona con accesso diretto a una spiaggia privata) e nel pontile per le barche private, a disposizione degli ospiti.

Una nota di merito va sicuramente al ristorante La Vague d’Or, tre Stelle Michelin e valutato 19/20 da Gault & Millau: aperto anche agli ospiti esterni, si affaccia sul giardino con vista privilegiata sulla baia. Gli ingredienti principe dei piatti sono quelli locali, raccolti ogni giorno e trasformati dallo chef Arnaud Donckele (una stella Michelin anche per l’altro ristorante dell’albergo, La Terrasse, sotto) che, con la stessa perfezione di un direttore d’orchestra, dirige la grande brigata di cucina, grazie alla sua esperienza maturata al fianco di alcuni tra i più grandi chef francesi, come Michel Guérard, Alain Ducasse e Jean-Louis Nomicos.

Portata dopo portata, le proposte si alternano con grande equilibrio, nel nome di una cucina mediterranea contemporanea che anche nella prima colazione trova la sua massima espressione. «Ci impegniamo a offrire lo stesso livello di eccellenza da tre stelle che ci si aspetta dalla nostra ristorazione fine dining anche a colazione, garantendo una qualità di servizio impeccabile e costante durante tutto il soggiorno», sottolinea lo chef la cui mano è presente in ogni assaggio, dall’alba al tramonto.

Questi gli ingredienti per un breve viaggio nella Saint-Tropez più discreta ed esclusiva, tra shopping, cucina stellata, ospitalità e arte. Un luogo dove c’è ancora quella luce speciale che aveva conquistato i pittori che qui tornavano sempre, molto prima dei superyacht oggi ormeggiati in quel porto ritratto da Paul Signac nel suo quadro più famoso, Saint-Tropez, il porto, nel 1899. (Riproduzione riservata)
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