Quando nel giugno scorso la Bce ha iniziato a tagliare i tassi, molti analisti si aspettavano che il periodo d’oro per le azioni bancarie fosse finito. Con meno ricavi – era il ragionamento fatto nelle sale operative – gli istituti avrebbero realizzato meno profitti e quindi staccato meno dividendi, riducendo la redditività prospettica.
Chi fosse andato corto però avrebbe perso la scommessa. Se nei trimestri successivi le banche hanno effettivamente ridotto il margine di interesse, a sostenere le quotazioni ci ha pensato il consolidamento. Tra il novembre del 2024 e il febbraio scorso in Piazza Affari sono partite in sequenza cinque offerte pubbliche che oggi coinvolgono otto banche e una sgr, per un controvalore di circa 30 miliardi e una capitalizzazione successiva di oltre 142 miliardi.
Le operazioni sono state accolte con cautela da investitori e analisti, soprattutto per le forti differenze rispetto ai deal del passato. In primo luogo si tratta di operazioni non concordate o non sollecitate, un approccio comunque già sdoganato nel 2020 con l’opas di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca e poi con il blitz del Crédit Agricole sul Credito Valtellinese. In secondo luogo tutte le offerte pubbliche lanciate sinora hanno un premio inferiore al 10%. E in alcuni casi quasi inesistente. Un cambio di passo rispetto al passato, quando i premi superavano il 30%.
Per gli investitori si è così presentata un'opportunità di arbitraggio: comprare le azioni delle target e alleggerirsi sugli offerenti, scommettendo su una serie di rilanci. Gli esigui premi iniziali si sono così trasformati in sconti che in alcuni casi hanno superato il 10%.
Questa dinamica non ha però impedito a tutti i titoli di continuare a crescere, anche grazie all’annuncio di oltre sette miliardi di dividendi che verranno staccati nelle prossime settimane. Le azioni che hanno corso di più del resto sono state quelle del compratore più attivo, cioè Unicredit che oltre all’ops sul Banco ha in corso la scalata su Commerzbank e la potenziale crescita nel capitale delle Generali.
Dal blitz su Piazza Meda dello scorso 24 novembre i titoli dell’istituto guidato da Andrea Orcel sono saliti del 47% rispetto al +44% messo a segno dal Banco. Anche Mps ha corso, con un +10% messo a segno dopo il lancio dell’ops su Mediobanca (+18%). Le azioni della banca senese hanno rialzato la testa soprattutto nelle ultime settimane grazie agli acquisti dei fondi e, soprattutto, di Francesco Gaetano Caltagirone, salito all’8%.
Come riportato venerdì 21 da MF-Milano Finanza, l’imprenditore romano attraverso le società con le quali è investito in Mps, Mediobanca e Generali Caltagirone avrebbe peraltro chiesto e ottenuto da Intesa Sanpaolo un finanziamento da mezzo miliardo di euro, dando in cambio in pegno una parte delle stesse azioni. Sinora insomma il risiko bancario è stato un affare per tutti, prede e predatori.
Lo scorso 6 novembre Piazza Meda ha aperto il risiko lanciando un’opa da 1,58 miliardi su Anima Holding, la sgr milanese partecipata da Poste (al 12%), Fsi (9,77%) e Francesco Gaetano Caltagirone (5,3%). Dopo un rilancio a 7 euro, il periodo di adesione è partito lunedì 17 e le chance di successo per il Banco sono alte. Tanto più che il prezzo delle azioni Anima è ormai allineato al controvalore offerto, con un premio dello 0,4%.
A novembre a finire nel mirino è stato l’istituto guidato da Giuseppe Castagna. Sul tavolo c’è un concambio di 0,175 nuove azioni Unicredit ogni titolo Banco Bpm, che il mercato ha subito giudicato insufficiente. Questa è l’operazione su cui gli investitori sono appaiono più prudenti, come dimostra lo sconto del 7,5% che ancora si registra rispetto ai valori della target. Castagna si è mosso con abilità ed è riuscito a sostenere il titolo del suo istituto sia con i buoni risultati di bilancio che con i nuovi target del piano. Per sbloccare l’operazione Orcel dovrebbe rilanciare in azioni o in contanti ma il ceo teme il mancato riconoscimento del Danish Compromise e quindi un ulteriore aggravio in termini di capitale. L’esito insomma è in bilico.
Sinora l’operazione più ambiziosa del risiko bancario è l’ops da 13,3 miliardi di Mps su Mediobanca. Sul piatto c’è un concambio di 2,3 titoli di Siena per ogni azione di Piazzetta Cuccia, con un premio iniziale del 5,03%. Se inizialmente gli arbitraggi hanno favorito Piazzetta Cuccia, nelle ultime settimane il quadro è cambiato e lo sconto si è ristretto al 2,5%. A comprare azioni Mps in vista dell’assemblea del prossimo 17 aprile è stato in prima battuta Caltagirone, ma anche alcuni investitori come Janus e Jp Morgan che nelle ultime settimane hanno arrotondato le proprie posizioni. L’esito rimane comunque incerto, anche perché mancano ancora all’appello le autorizzazioni della Bce e della Consob.
Il nuovo anno si è inaugurato con un’operazione straordinaria nel mondo degli intermediari specializzati. Banca Ifis, l’istituto veneziano controllato dalla famiglia Fürstenberg, ha lanciato mercoledì 8 gennaio un’opas su illimity che prevede 0,10 azioni di nuova emissione e 1,414 euro in contanti, per un corrispettivo di 298,5 milioni. Questa sembra per ora l’operazione più in discesa: lo sconto iniziale si è trasformato in un premio dell’1,4% anche perché il titolo Illimity è uno tra quelli cresciuti meno dal lancio dell’offerta (+6%).
L’ultima a muoversi in ordine di tempo è stata Bper che giovedì 6 ha lanciato un’ops da 4,3 miliardi sulla Popolare di Sondrio offrendo 1,45 azioni per ogni titolo della target. L'istituto valtellinese guidato da Mario Pedranzini vuole difendersi, anche se Modena è determinata a portare a casa l’operazione. Il mercato prezza ancora uno sconto del 4%, quasi invariato rispetto al lancio del deal. E anche in questo caso i titoli dei due istituti sono saliti: +23,6% per Sondrio e +10,2% per Bper. (riproduzione riservata)