Dopo i conti di Nvidia, l’entusiasmo per l’AI si è scontrato con i temi della leva, delle tensioni sul mercato monetario e delle incertezze sulla politica della Fed.
Per Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, la correzione osservata nelle ultime sedute potrà continuare, ma il rally di Natale non è compromesso.
Domanda. Per il mercato i risultati di Nvidia allontanano il timore di una bolla sull’AI. Ma la festa è durata poco. Perché?
Risposta. I conti di Nvidia mostrano una traiettoria solida e una guidance molto ottimista. Tuttavia, i dubbi non riguardano solo l’azienda ma l’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale. Il timore è che intorno a Nvidia si stia creando un eccesso di euforia negli investimenti, finanziati spesso anche a debito: big tech come Oracle, Alphabet e Meta stanno emettendo bond per sostenere la corsa all’AI. I numeri di Nvidia vanno analizzati con maggior cautela: pesano le incertezze sull’assenza del mercato cinese e l’aumento del magazzino, che potrebbe nascondere un rallentamento delle vendite rispetto ai ritmi straordinari attuali.
D. Le previsioni di Huang, ceo di Nvidia, per i prossimi mesi non sono sufficienti?
R. Il management ha usato toni molto convincenti che hanno inizialmente rassicurato il mercato. Il titolo è salito fino al 6% nelle prime ore di seduta. Huang ha negato l’esistenza di una bolla sull’AI, sottolineando come stiano crescendo i clienti e come i singoli Stati stiano investendo per creare infrastrutture di intelligenza artificiale.Il problema non è la domanda, ma la capacità di soddisfarla.
D. Perché ha parlato di «stampella» di Trump per l’AI ?
R. In concomitanza con i risultati di Nvidia, l’amministrazione Trump ha autorizzato la vendita di chip ai Paesi del Golfo, in particolare all’Arabia Saudita, impegnata in un ampliamento massiccio delle infrastrutture AI. Questo rappresenta un potenziale mercato alternativo alla Cina. Inoltre, circolano indiscrezioni su una possibile modifica del Gain AI Act, con l’eliminazione della clausola che obbligherebbe le aziende a privilegiare il mercato interno prima di esportare. Doppia notizia positiva che però non è bastata a dissipare del tutto i timori.
D. Il mercato è più scettico sull’AI o più preoccupato per la Fed?
R. Entrambe. Lo scetticismo sull’AI riguarda soprattutto le aziende che hanno fatto un uso intensivo della leva finanziaria. Oracle, ad esempio, ha perso circa 400 miliardi di dollari di capitalizzazione in un mese (da 1.000 a 600 miliardi). Sul fronte della Fed le aspettative di taglio dei tassi il 10 dicembre si sono ridotte al 30%, complice la carenza di dati macro dovuta allo showdown.
D. Le vendite coinvolgono tutte le asset class: c’è bisogno di proteggersi?
R. Le prese di profitto sono diffuse, oro compreso, che resta però su livelli elevati intorno ai 4.000 dollari l’oncia. Potrebbe esserci ancora spazio per ulteriori correzioni finché non sarà chiaro come e quando tornerà la liquidità. Le due fonti principali sono: un nuovo intervento della Fed e la ripresa della spesa pubblica dopo lo showdown. Il Tesoro Usa ha accumulato circa 900 miliardi di dollari non spesi (stipendi pubblici, sussidi, buoni alimentari). Quando questa liquidità inizierà a rientrare nel sistema, potrà sostenere i mercati.
D. Che possibilità ci sono di un Natale senza rally?
R. Il rischio esiste se la liquidità dovesse arrivare in ritardo, sia dalla Fed sia dal governo. In quel caso, la correzione potrebbe essere più consistente. Se invece gli interventi si concretizzeranno dalla seconda metà di dicembre, è probabile un rally natalizio, ma partendo da livelli di mercato più bassi rispetto a quelli attuali. (riproduzione riservata)