Dopo l'ultima riunione della Fed la reazione dei mercati è stata alquanto emblematica. La curva dei tassi ha visto la parte a breve in rialzo e quella a lungo termine in direzione opposta. Una visione sulla situazione in atto è stata data, tra gli altri, da Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte sim.
I tassi a lungo termine anziché salire scendono, malgrado le revisioni al rialzo sulla crescita. Questo perché le Banche centrali sostengono che l'inflazione in atto sia transitoria, ma con qualche apertura sul fatto che si tratti di inflazione persistente per qualche trimestre.
Se a questo si aggiunge il marcato innalzamento delle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Fed, si può comprendere la reazione del mercato: i tassi a breve entro due/tre anni seguono le future mosse possibili della Fed, ossia un possibile rialzo; i tassi a lungo (o lunghissimo termine) guardano ai prossimi trimestri e segnalano un possibile rallentamento della crescita, complice il minor sostegno della Fed e l’impatto della perdita di potere di acquisto determinata dal fatto che la crescita dei salari è molto inferiore a quella dell’inflazione, ha spiegato Cesarano.
Secondo la presidente della Bce, Christine Lagarde, le politiche monetarie di Bce e Fed sono sfasate nel breve termine, considerando gli Usa già in fase post-pandemica. “Emerge un atteggiamento differente delle due Banche centrali: la Fed ha messo in allerta gli operatori che nel corso dell’estate dovrà annunciare in anticipo la rimozione di parte dello stimolo monetario espansivo in atto, ad esempio riducendo gli acquisti di Mbs. La Bce ha circa un trimestre di ritardo, per cui la discussione e le eventuali prime decisioni su riduzione di programmi quali Pepp/Tltro arriveranno tra settembre e dicembre”, ha previsto il Chief global strategist di Intermonte sim.
Provando, dunque, a delineare alcuni trend che potrebbero caratterizzare l'estate, l'irripidimento della curva dei tassi di interesse, iniziato la scorsa estate, si potrebbe essere arrestato lo scorso marzo per riaprire di nuovo le porte a un appiattimento della curva “che potrebbe progressivamente essere sempre più evidente e accompagnarsi al trend calante dei tassi a lungo/lunghissimo termine che, in ultima istanza, si conferma essere il trend primario: trend primario calante con temporanee fasi di rialzo dei tassi”, ha previsto l’esperto.
Tassi più bassi sono un buon ingrediente per i listini azionari, "a patto di mettere in conto qualche turbolenza di tanto in tanto ma in chiave temporanea, per tenere conto dell’acclimatamento al fatto che la Fed qualcosa proverà a togliere”, ha precisato. "Tassi più bassi a lungo/lunghissimo termine si sposano bene con alcuni settori come il tech ma anche le utilities, grazie al minor impatto negativo sul servizio del debito. Il trend di flatteing anche in passato si è ben associato con performance positive del comparto utility”.
Sul fronte forex, la situazione per qualche mese potrebbe contribuire, secondo Cesarano, a un dollaro più forte che incontra un importante supporto in area 1,1750/1,18.
Sul mercato del petrolio la fase post pandemica ha portato a un mondo in cui la domanda è in forte recupero mentre la leva dell’offerta è passata tutta in mano dell’Opec+. L'accelerazione della transizione energetica sta però creando un tappo nell’aumento dell’offerta da parte sia delle principali compagnie petrolifere, intente a dirottare investimenti crescenti verso il mondo green/sostenibile, che dello shale oil Usa.
“La transizione energetica non potrà avvenire in pochi trimestri, ma in diversi anni con prima tappa importante il 2030 e questo comporta ancora dipendenza dal petrolio nel breve e quindi si parla di collo di bottiglia in termini di domanda di greggio”, ha concluso Cesarano, che consiglia di avere un occhio di riguardo anche ai mercati azionari cinesi dopo la dieta finanziaria auto imposta dal Dragone per arrivare senza grossi scossoni alla celebrazione del centenario della fondazione del Partito Comunista del 1° luglio. (riproduzione riservata)