«In questi decenni il Forum di Cernobbio ha aiutato l’Italia a confrontarsi con le realtà di un mondo sempre più connesso e in competizione», così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha aperto venerdi 6 il primo giorno del Forum Thea a Villa d’Este, in video collegamento.
Durante il suo intervento, il Presidente ha fatto riferimento al debito pubblico italiano, parlando «dell’esigenza ineludibile di abbatterlo» ma ricordando anche che «l’Italia è un debitore onorabile». E ha parlato anche di Europa, definendola «incompiuta, un progetto in divenire» e ricordando che «il progetto europeo interessa, riguarda, l’intero pianeta: un progetto inclusivo, basato sul riconoscimento della pari dignità delle persone, dei popoli, dei Paesi».
«In una condizione internazionale caratterizzata da aspri conflitti, l’ambito primario che oggi ci interpella è combattere le disuguaglianze e promuovere la pace», portando avanti il progetto che «proprio l’Europa si è trovata a perseguire». Il Presidente della Repubblica ha quindi posto delle domande: «Dove si giocano i nostri destini, dove possiamo esprimere pienamente le nostre aspirazioni, in concordia con popoli e nazioni con cui condividiamo i valori? Dove esprimiamo in maniera significativa, effettiva, incisiva la nostra sovranità?»
«Le critiche rivolte al progetto europeo lo vogliono, di volta in volta, come una mera utopia consolatoria», ha osservato il Presidente. «L’eredità dei passi che sono stati compiuti può essere riassunta – a badare al dibattito contemporaneo presente in alcuni Paesi europei – tra la considerazione dell’appartenenza all’Unione come un vincolo, talora soffocante, per coloro che vi hanno aderito, oppure come un’opportunità, forse l’unica per il nostro continente, collocato in un mondo – i Brics insegnano – fatto sempre più di giganti».
«Va detto piuttosto che l’Europa è incompiuta, un progetto in divenire. Una volta imboccata la strada della unione economica rispetto a quella politica, a dettarne i ritmi sarebbero state - e sono state - le solidarietà di fatto preconizzate da Robert Schuman. Ricordiamo solo le recenti lucide scelte operate dalla Commissione Von der Leyen a seguito della pandemia: sono apparse un segno incoraggiante di discernimento. E tuttavia, non si tratta solo di questo, che sarebbe, peraltro, già significativo», ha continuato il Presidente. «Pensando, tra l’altro, alle politiche coraggiose come quelle assunte in materia di mutualità del debito, di Next GenerationEu».
«La discussione sul vincolo esterno nei confronti dei comportamenti delle economie dei Paesi membri non è banale: taluno infatti ritiene di poter invocare il rischio di subire scelte che sarebbero rivolte contro l’interesse nazionale. Anche se è singolare pensare a Governi che, scientemente, approvino regole le cui conseguenze tradirebbero l’interesse della popolazione che ha affidato loro il mandato di governare», ha osservato.
«Una domanda semplice: il vincolo esterno – o, piuttosto, interno, come sarebbe corretto dire, trattandosi di una scelta operata da una comunità nell’ambito di canoni di cui si è liberamente dotata - deriva dalle regole o dal debito? Non è, quest’ultimo, il vincolo che concerne i Paesi indebitati?»
Aprendo il capitolo debito, il Presidente Mattarella ha mosso una «breve considerazione» sulla Repubblica italiana. «Recenti studi hanno evidenziato come, nel 2023, a fronte di un debito accumulato dall’Italia per circa 2.863 miliardi di euro, e a un ammontare dei debiti di Francia e Germania che, sommati, valgono quasi il doppio, il nostro Paese ha pagato in interessi poco meno di quanto ne abbiano pagati insieme Germania e Francia. Il motivo, com’è noto, è il diverso tasso di interesse. Eppure l’Italia è un debitore onorabile, con una storia trentennale di avanzi statali primari annui, con un debito pubblico cresciuto in larga misura, dal 1992, principalmente a causa proprio degli interessi».
«È evidente che molta strada rimane da fare per dare razionalità a un mercato dei titoli pubblici che trascura temi come il rapporto debito pubblico/ricchezza finanziaria netta delle famiglie. Il termometro della percezione dei mercati sull’affidabilità di un Paese può rivelarsi, come appare da questo esempio, quanto meno opinabile. Una dimensione europea potrebbe restituire verità», ha proseguito il Presidente.
«Attenzione, il mio non è un invito a trascurare il debito: sono pienamente consapevole dell’esigenza ineludibile di abbatterlo. Si tratta di un invito a procedere su una strada che assuma con precisione i fondamentali dell’economia come criterio e, inoltre, di un invito a completare l’edificio finanziario europeo in maniera più rassicurante per tutti, ponendovi mano sollecitamente».
«Completare il mercato dei capitali, le transizioni verde e digitale, affrontare le questioni della pace e della difesa, rispondere alle domande di competitività, dettare regole per gli Over The Top affinché i cittadini non siano oggetti nelle loro mani, nonché il tema della Intelligenza artificiale, sono tutti capitoli necessari se non indispensabili. Eppure forse non basta», ha proseguito il presidente, ricordando che «i traguardi di libertà, benessere, giustizia non possono attendere».
«Ho fatto cenno alla necessità di non pretendere di affrontare le sfide della contemporaneità con l’atteggiamento di chi pensa di avere già visto tutto e, dunque, ritiene che rivolgere lo sguardo al passato basti per trovarvi ogni soluzione. Lo sguardo va rivolto al futuro», ha detto Mattarella.
«Non bisogna avere paura delle riforme, di guardare avanti, di immaginare un’Europa sempre più perfezionata nella sua architettura e sempre più inclusiva di quei popoli, come quelli dei Balcani occidentali, che aspirano da tempo di partecipare a questa avventura. Nella pubblica opinione si riaffacciano, sono presenti, spinte che immaginano, senza motivo, un futuro frutto di nostalgie di un passato che ci ha riservato, invece, spesso, tragedie».
«La storia dell’integrazione europea, a partire dal dopoguerra, dalla Comunità per il carbone e l’acciaio, con la vitalità delle forze culturali, sociali, economiche dei diversi Paesi, sta a testimoniare come un quadro di libertà, giustizia sociale, aspirazione alla pace, esprima valori destinati a prevalere sui disvalori dell’egoismo, della contrapposizione, del razzismo, della violenza, dell’odio, della guerra. Con fermezza, con determinazione, proseguiamo su questa strada». (riproduzione riservata)