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Intermediazioni Crescono le agenzie immobiliari di derivazione bancaria. Ecco cosa offrono e quanto costano

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di Teresa Campo
Milano Finanza - Numero 035 pag. 65 del 20/02/2016

Hanno appena debuttato nel mercato delle compravendite immobiliari, ma c'è già chi le osteggia fortemente, e anzi parla di concorrenza sleale. E' infatti guerra aperta tra le reti di agenzie immobiliari tradizionali e quelle di origine bancaria. Nate solo da un paio d'anni e con un giro d'affari per ora molto limitato, queste ultime fanno infatti già parecchia paura, in parte giustificata visto che tra gli altri annoverano nomi come Unicredit e Intesa Sanpaolo. Da qui l'attacco di pochi giorni fa di Fiaip (Federazione italiana agenti immobiliari professionali) e Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d'affari) che insieme denunciavano il rischio di nuovi conflitti di interesse e di concentrazioni da parte degli istituti di credito che hanno fatto ingresso nell'immobiliare.

Pronta la risposta delle banche, che partono subito smussando le accuse di concorrenza sleale. «Il mercato delle transazioni residenziali vale oggi 1,6 miliardi di commissioni l'anno, e nella fase boom arrivava al doppio», spiega Anna Carbonelli, direttore generale di Intesa Sanpaolo casa. «Ma la cifra non tiene conto di quella vasta parte di compravendite, il 50% del totale, che non passano attraverso un intermediario. Ed è proprio la fascia su cui vogliamo puntare». Ma non basta. «All'estero il mercato è già così strutturato, a cominciare da Paesi come Spagna, Francia e Austria dove agenzie immobiliari tradizionali e di origine bancaria convivono serenamente», aggiunge Mauro Corrada, responsabile di Sparkasse Immobilien (gruppo Cassa di Risparmio di Bolzano), la prima a esordire nel settore transazioni, già nel 2012. «La banca del resto si configura sempre più come consulente a tutto tondo per quanto riguarda risparmi e scelte finanziarie del cliente», prosegue Massimo Macchitella di Unicredit Subitocasa. «Logico quindi occuparsi anche degli investimenti immobiliari che in media coprono il 60% della ricchezza degli italiani». Il tutto con una premessa: per la banca le due attività sono nettamente separate, spesso anche fisicamente (cioè sono svolte in luoghi diversi) e soprattutto non condividendo in alcun modo le informazioni (banche dati) riferite al singolo cliente. «Al massimo ci può essere una sorta di segnalazione incrociata dei prodotti», prosegue Corrada, «ma senza alcun obbligo o automatismo, cioè all'acquisto di una casa dalla rete bancaria non deve per forza accompagnarsi l'accensione di un mutuo presso la stessa banca, né il viceversa». Anche il personale non è per forza di origine bancaria, anzi sia Intesa che Unicredit hanno avviato un'intensa campagna acquisti per reclutare agenti o professionisti sul mercato.

Le banche hanno infine un altro obiettivo, non del tutto ammesso, ovvero riportare i potenziali clienti allo sportello ora che l'online consente di fare tutto da remoto. Il perché è presto detto: solo un contatto diretto consente vera fidelizzazione e conoscenza del cliente, nonché la possibilità di ampliare il rapporto di consulenza.

Ma quali sono e che cosa offrono, di più o di diverso, le agenzie immobiliari bancarie? In primo luogo, concordano tutti gli istituti, più sicurezza, efficienza e trasparenza, di fatto le stesse degli altri servizi bancari. «Si tratta di un aspetto molto importante, considerando che molti utenti non riconoscono alle agenzie tradizionali un livello di servizio adeguato alle commissioni richieste». spiega Carbonelli, «ed è proprio questo valore che vogliamo far percepire al cliente». Fondamentale è anche il discorso della sicurezza secondo i vari esperti delle banche: il mercato delle agenzie tradizionali è molto frammentato, quindi non si ha garanzie nemmeno su chi si fa entrare in casa. «Ci sono poi i rischi legati al contratto», avverte Carbonelli: «A volte viene omesso che una proposta d'acquisto iniziale già strutturata nei termini, se accettata, equivale alla firma di un preliminare. Se si cambia idea, quindi, non solo si perdono i soliti 5 mila euro di caparra, ma si può incorrere nella richiesta di risarcimento danni da parte del venditore, perché magari nel frattempo ha acquistato un altro immobile. E' importante quindi disporre di un agente immobiliare in grado di gestire tutti gli aspetti più 'insidiosi' della compravendita». Forti di questi atout, puntano a obiettivi ambiziosi, anche se per ora i numeri sono ancora piccoli. «A fine 2015, a poco più di un anno dall'inizio dell'attività, Unicredit Subitocasa aveva l'incarico di vendita per circa 12 mila immobili e, 600 consulenti immobiliari esterni, ne ha già chiuse un migliaio, ma contiamo di arrivare a quota 20 mila entro il 2018», spiega Macchitella. «Ovviamente le filiali Unicredit rimangono un punto di accesso e smistamento verso gli agenti». Più piccoli i numeri di Intesa Sanpaolo, partita però solo da pochi mesi, ma comunque interessanti: al momento sono circa 400 gli incarichi di vendita, ma ne sono stati chiusi già 60. Piccoli infine anche i numeri di Sparkasse Immobilien (80 operazioni chiuse finora), che però opera solo a livello locale: Trentino Alto Adige e Veneto, per lo più le zone di Verona e del lago di Garda.

Da dove vengono gli immobili proposti? Contrariamente a quanto sostengono le malelingue, nessun immobile venduto attraverso questo canale, e per nessuna delle tre banche, deriva da crediti in sofferenza o da ex sportelli. Sono immobili affidati loro da clienti, privati o anche costruttori, quindi anche nuovi. Solo Sparkasse Immobilien dichiara di proporre talvolta edifici del prprio patrimonio (800 milioni di attivi), ristrutturati e frazionati. (riproduzione riservata)



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