La sfida è recuperare il gap con gli altri Paesi europei nel venture capital, asset class a cui l’Italia nel 2022 ha dedicato soltanto lo 0,1% del pil contro lo 0,3% della media del Vecchio Continente, lo 0,4% della Francia e l’1% del Regno Unito. E sviluppare un ecosistema integrato e un mercato capaci di trasferire i capitali dai grandi attori attivi nella finanza d’impresa, anche esteri, all’economia reale.
Da questa sfida è partito il nuovo piano industriale (al 2028) di Cdp Venture Capital Sgr, la società dedicata agli investimenti nelle startup controllata al 70% da Cassa e al 30% da Invitalia e guidata da ottobre 2023 dall’ex Terna Agostino Scornajenchi. Un piano che per consentire al Paese di mantenere il primato nella manifattura ha disegnato un raggio d’azione di 5 anni, un tempo minimo secondo Scornajenchi per vedere i primi risultati nella costruzione di «un’infrastruttura finanziaria che permetterà di spostare capitali pubblici e privati verso il mondo delle pmi».
Nel venture capital il ritardo industriale italiano si manifesta con un fondo d’investimento ogni 185 startup (contro un fondo ogni 137 imprese innovative in Francia) e una dotazione media di 60 milioni di euro, contro i 140 milioni in Francia e in Germania. E tutto questo nonostante l’Italia sia settima al mondo e seconda in Europa per la qualità della ricerca (un grosso potenziale d’innovazione dunque inespresso) e l’alto tasso di risparmio privato del Paese.
Partita nel 2020 con una dotazione di un miliardo, alla fine dello scorso anno Cdp Venture è arrivata a quota 3,5 miliardi di masse gestite, con 1,4 miliardi di investimenti deliberati in 500 startup direttamente partecipate (da triplicare a fine piano), senza contare le imprese raggiunte dai fondi di fondi. Le prime exit hanno generato un rendimento di tre volte il capitale investito.
La gestione Scornajenchi cerca di evitare l’approccio generalizzato da «investimentificio di Stato», individuando sette macro-ambiti strategici per la crescita dell’economia italiana, settori merceologici più legati allo sviluppo delle nuove tecnologie anche per massimizzare l’attrattività dei fondi nei confronti dei privati, gli impatti e i ritorni. Gli investimenti di Cdp Venture saranno nell’intelligenza artificiale e nella cybersicurezza, agrifoodtech, spacetech, healthcare & lifescience, cleantech, industrytech e infratech & mobility, lasciando invece al mercato gli altri settori.
Alle delicate fasi iniziali (pre-seed e seed) sarà destinato oltre un miliardo di euro in più, con l’obiettivo di finanziare fino al 2028 oltre 150 progetti, 50 nuove venture di filiera (corporate venture building sempre nei settori strategici) con i principali attori del Paese e più di 250 startup da accelerare. Nelle fasi più mature, invece, l’obiettivo è di allocare 3 miliardi, circa 1,5 miliardi in più rispetto ai livelli attuali.
In che modo? Oltre 1,3 miliardi andranno al lancio di 7 nuovi fondi verticali nei 7 settori strategici con l’obiettivo di investire in oltre 150 startup. Per supportare poi le fasi di crescita successive, sono previsti 600 milioni (al fondo late stage). Infine, come preannunciato dalla premier Giorgia Meloni, il miliardo restante sarà destinato a sostegno dello sviluppo nazionale dell’AI: 500 milioni per un fondo di nuova costituzione su nuovi modelli di linguaggio e sulla parte più strutturale delle nuove tecnologie, più altri 500 milioni di coinvestimento che arriveranno invece dai 7 fondi verticali strategici.
Come verrà distribuito il miliardo? 120 milioni saranno dedicati al comparto del technology transfer, 580 milioni alle startup già attive nell’AI e 300 milioni per la creazione di un campione nazionale del settore. Per la creazione invece di fondi di fondi che a loro volta investiranno in pmi innovative (sostegno indiretto), il gruppo ha previsto 2,2 miliardi, portando l’intervento complessivo dagli attuali 700 milioni a circa 3 miliardi.
Fra finanziamenti diretti ed effetto leva, a fine piano Cdp Venture conta di chiudere il gap con gli altri Paesi Ue, facendo salire il valore degli investimenti dagli 1,4 miliardi del 2023 ai 5,5 miliardi del 2028, con 8 miliardi di masse gestite di cui uno raccolto da terzi. «Cdp Venture si conferma l’attore primario per lo sviluppo dell’ecosistema italiano dell’innovazione», ha commentato il presidente di Zest, Marco Gay. (riproduzione riservata)