Poste, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Generali e le quattro casse previdenziali più grandi per patrimonio: Enpam, Cassa Forense, Inarcassa e Cnpadc (commercialisti), con un invito esteso in generale a tutto il settore degli enti previdenziali che erogano le pensioni ai professionisti.
Sarebbero questi, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, i grandi investitori istituzionali del Paese, a cui Cassa Depositi e Prestiti ha bussato per un primo iniziale coinvolgimento nel grande fondo immobiliare dedicato a sviluppare una parte del Piano Casa tanto caro al governo e che con questo strumento mira a realizzare in Italia 100.000 case nell’arco di dieci anni a prezzi e canoni di affitto accessibili, abitazioni poi magari da riscattare nella classica forma del rent to buy.
È il segmento dell’«affordable housing», ovvero di edilizia sociale rivolta alla grande domanda di abitazioni che si registra in primis nelle grandi città come Milano, Roma, Bologna e Firenze che per lavoro attirano classi sociali, studenti, giovani lavoratori o famiglie che non possono permettersi un alloggio ai canoni di mercato.
Annunciato a gennaio, è fondo immobiliare chiuso di diritto lussemburghese con una dotazione iniziale da 1,2 miliardi di euro e una regia istituzionale che coinvolge direttamente la Presidenza del Consiglio che vuole mettere a terra l’iniziativa nel più breve tempo possibile. A Palazzo Chigi e in Via Goito viene classificato come «prioritario».
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Grazie ai legami della premier Giorgia Meloni con Abu Dhabi, il progetto è riuscito a portare a bordo il fondo sovrano Mubadala, l’investment company pubblica da oltre 330 miliardi di dollari di asset che diversifica i petrodollari del danaroso emirato. È il quarto fondo sovrano più grande dei Paesi del Golfo che nel 2024 è stato il più attivo nel mondo fra i veicoli governativi che investono le riserve statali in grio per il globo.
Il fondo sarà gestito da una sgr – sempre con sede nel Granducato – guidata dall’ex numero uno di Hines in Italia Mario Abbadessa, gestore che assieme a una trentina di manager che lo hanno seguito dallo sviluppatore americano possiede l’85% della società di gestione. L’altro 15% invece è in mano a Mubadala.
Le strategie annunciate sono due: la prima prevede che 600 milioni vengano destinati all’investimento nel mattone in tutta Europa, pare anche nel classico private equity immobiliare, con target di rendimento tipici di fondi opportunistici (Irr 12-15%). La scelta serve anche a bilanciare i rendimenti più bassi dell’«affordable housing» a cui sono dedicati gli altri 600 milioni di dotazione iniziale. Il raggio d’azione sarà allargato non solo ai principali centri urbani nazionali, ma anche alle città medie.
Cdp e Mubadala si sono fatti equamente carico del primo miliardo di potenza da fuoco, ma in prospettiva l’obiettivo a regime del fondo è di 10 miliardi di euro, di cui fino a 4 miliardi pare di competenza degli emiratini. Per raccogliere gli altri 5 entreranno in gioco le principali istituzioni finanziarie, assicurazioni, grandi gruppi partecipati, enti pensionistici del Paese e sembra anche le fondazioni bancarie appartenenti all’Acri, anche se l’associazione guidata da Giovanni Azzone e i più grandi enti già investono nell’housing sociale.
Cassa Depositi e Prestiti ha illustrato per grandi linee ai potenziali investitori il progetto. A breve seguirà l’invio dei documenti con le caratteristiche del fondo e i dettagli dell’investimento. La gran parte dell’edilizia sociale dovrebbe esser riservata agli affitti e dovrebbe prevedere anche la costruzione di studentati per gli universitari fuori sede per cui i costi degli alloggi sono fuori portata. (riproduzione riservata)