Dopo l’esclusiva arriva il closing tra Mediocredito Centrale (Mcc) e Banca del Fucino (BdF) sulla cessione dell’85,3% della Cassa di Risparmio di Orvieto (Cro). La banca controllata da Invitalia (assistita da Prometeia) ha ceduto l’istituto umbro per 90,4 milioni di euro, valore in linea con il patrimonio netto di 105 milioni. Il restante 15%, invece, resterà in mano alla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.
BdF (assistita da Intesa Sanpaolo divisione Imi e Kpmg) reperirà i fondi necessari da un aumento di capitale da 75 milioni già sottoscritto dai soci: tra di loro emergono il Gruppo Sri, Enpam, Enapaia e Fondazione Monte Lombardia.
L’operazione, in ogni caso, si concluderà dopo i vari via libera di Bankitalia, Bce e Antitrust, attesi entro il primo semestre del 2025. Ancora qualche mese, quindi, e BdF metterà le mani su una banca che al 30 settembre aveva un totale attivo di 1,6 miliardi e 1,3 miliardi di impieghi. La raccolta ammontava a 1,7 miliardi con 60 mila correntisti.
L’acquisizione di Cro da Mcc (assistita da Vitale) permette alla BdF di «ampliare la base clienti, rafforzare la rete territoriale e migliorare l’offerta di servizi bancari e finanziari sul territorio, consolidandosi nel Centro Italia», si legge in una nota.
«L’operazione porterà alla creazione del primo gruppo bancario less significant a capitale privato del Centro Sud per prodotto bancario aggregato (superiore ai 10 miliardi), realizzando importanti sinergie grazie alla contiguità geografica e alla forte complementarità di prodotti e clientela».
Per il Fucino è un altro grande passo che certifica la bontà del percorso di risanamento (nel 2015 l’ex banca dei Torlonia aveva circa 300 milioni di sofferenze), culminato nel 2020 nell’integrazione con Igea Banca. Ora si è aggiunta Orvieto, che non sarà l’ultima preda perché l’istituto guarda alle aree geografiche in cui è assente con operazioni sullo stesso stile di quella con Mcc.
Il marchio Cro non svanirà. BdF ha garantito l’autonomia operativa dell’istituto umbro «promuovendone lo sviluppo e rafforzandone il posizionamento attraverso la valorizzazione del suo marchio storico, il mantenimento della sede a Orvieto e la preservazione di un forte presidio strategico nei territori dell’Umbria e del Lazio».
L’istituto guidato dal ceo Francesco Maiolini promette anche «massima attenzione al mantenimento dei livelli occupazionali di Cro» e «alla collaborazione con le istituzioni locali per promuovere iniziative sinergiche a beneficio del territorio». (riproduzione riservata)