Il giudice monocratico di Roma ha sospeso il processo a carico della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, che la vede imputata di diffamazione ai danni di Giuseppe Zeno, un azionista di minoranza della società Visibilia Editore Spa.
Il tribunale ha inviato gli atti al Senato, così come sollecitato dai difensori di Santanchè, per vagliare la condizione di procedibilità in relazione all’applicazione del comma 1 dell'art. 68 della Costituzione che prevede l’insindacabilità delle opinioni espresse in aula al Senato.
«Abbiamo trovato un giudice che ha applicato la legge. Avevamo già sollevato questa questione in precedenza, anche nell'udienza predibattimentale, e ci aveva stupito che non fosse stata accolta». È quanto afferma l’avvocato Nicolò Pelanda, difensore di Daniela Santanché, commentando la decisione del tribunale di Roma.
La vicenda è legata ad alcune affermazioni fatte dalla parlamentare nel corso di una informativa al Senato del 5 luglio del 2023, in relazione all’indagine sulla società che coinvolge Santanchè. Ora gli atti del procedimento verranno trasmessi al Senato, camera di appartenenza della ministra, e in particolare alla Giunta per le autorizzazioni che dovrà vagliare la richiesta del giudice in merito alla applicazione del dettato costituzionale.
Giuseppe Zeno è l’azionista di minoranza di Visibilia Editore Spa che denunciò ai magistrati la vicenda della società, facendo partire di fatto l’inchiesta per falso in bilancio che vede la senatrice e ministra del Turismo del governo Meloni a processo insieme al suo compagno Dimitri Kunz e ad altre 15 persone. Zeno si è ritenuto diffamato dalle dichiarazioni rese in diretta tv dalla ministra.
A giugno il gip di Roma Alfonso Sabella, viste le memorie defensive depositate dalle parti, optò per il rinvio a giudizio di Santanché sulla vicenda della diffamazione. Ma ora arriva uno stop, sollecitato dai legali della ministra. (riproduzione riservata)