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Guido Crosetto, ministro Difesa
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Basi militari, Crosetto: siamo alleati degli Usa ma non siamo in guerra con l’Iran. E le opposizioni chiedono distanza da Trump

07 aprile 2026, 16:55 Ultimo aggiornamento: 18:03

Il titolare della Difesa, durante l’informativa alla Camera, ricorda che negli ultimi 75 anni nessun governo ha disatteso i trattati bilaterali tra Italia e Stati Uniti. Ma è scontro con l’opposizione in Aula, M5s e Italia Viva chiedono chiarezza sulle posizioni dell’Italia

Proprio mentre Donald Trump minacciava l’Iran, preannunciando la scomparsa «di un’intera civiltà», il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si recava alla Camera per provare a disinnescare, con un richiamo alla storia e al diritto, le polemiche politiche sull’uso delle basi militari in Italia da parte delle forze statunitensi.  

Il punto di partenza scelto dal titolare di Palazzo Baracchini è la continuità: «L’applicazione degli accordi che regolano l’uso delle basi è sempre stata caratterizzata da un’assoluta coerenza negli ultimi 75 anni: nessun governo ha mai disatteso, messo in discussione o ventilato l’ipotesi di denunciare o non attuare i trattati bilaterali tra Italia e Stati Uniti». Una continuità che diventa, nelle parole pronunciate dal ministro, una scelta strategica.

Crosetto prende le distanze dal conflitto in Iran, ma non dagli Usa 

Il riferimento è alla cornice della Nato. «Dopo la fine della Guerra fredda il mondo è cambiato, ma le ragioni storiche che hanno spinto i Paesi occidentali a mettersi insieme non sono mai venute meno», ha osservato il ministro, citando tra le altre cose l’allargamento recente dell’Alleanza con Finlandia e Svezia. E ricordando che l’Italia non è un’eccezione: altri Paesi europei – dal Regno Unito alla Spagna, fino a Grecia e Polonia – ospitano basi militari statunitensi.

«Rispettare questi accordi non significa essere coinvolti in una guerra, ma significa rispettare degli impegni entro i confini della Costituzione». E, con riferimento alle tensioni internazionali: «Non siamo in guerra con l’Iran, non ci riguarda. Siamo parte della Nato, con capacità e assetti» e siamo anche «alleati degli Stati Uniti ma sappiamo far rispettare le nostre leggi e i trattati che ci vincolano».

Un equilibrio che, ha aggiunto, non può scivolare «assecondando rotture isteriche né subordinazioni infantili», perché «la strada in cui ci troviamo è quella della legge e della costituzione». I trattati, «hanno costituito l’ossatura del nostro sistema di sicurezza, che ci ha permesso di vivere in serenità» e il sistema rappresenta «l’unico dispositivo di difesa e deterrenza attuale». Anche perché, «parte delle forze politiche che oggi chiedono la revisione dei trattati hanno agito prima di noi nel perimetro di quegli accordi senza mai negare l’uso delle basi».

Fuori discussione la revisione degli accordi internazionali 

Nel finale, il ministro – pur alzando il livello di scontro politico – lo ha ricondotto a una dimensione istituzionale. «Siamo il semaforo che fa applicare delle regole internazionali, non ci sono meriti da prendere», afferma. «Il governo italiano – non il governo Meloni, ma qualunque governo – ha sempre onorato gli accordi vigenti. E non mi pare che si sia mai caduti nella tentazione di fare processi alle intenzioni».

Quindi le domande, rivolte implicitamente all’Aula: «Perché dovremmo chiudere le basi e far saltare un accordo internazionale? Perché pensiamo di non aver più bisogno dell’alleanza? O perché qualcuno pensa che, per speculazioni politiche, si possano chiudere accordi internazionali in un momento drammatico come questo?».

La risposta è una linea di continuità che separa governi e Stati: «Gli Usa non sono Joe Biden, Donald Trump o Bill Clinton. Così come l’Italia non è Giorgia Meloni, Mario Draghi o Giuseppe Conte». Ma «due nazioni da sempre alleate, sulla cui relazione si basa parte della nostra sicurezza. Nessuno si prende meriti se, nel far applicare la legge, dice di no. Non bisogna essere coraggiosi per dire no agli Stati Uniti».

Le opposizioni condannano: va presa distanza da Trump 

Lo scontro politico, alla fine, è arrivato. Le opposizioni nei banchi dell’aula hanno attaccato il ministro per non aver condannato l’operato dell’amministrazione Trump in Iran. «Poco fa Trump dichiarava che un’intera civiltà morirà e nemmeno oggi ha detto che si deve fermare. Il governo dovrebbe dire che non concederemo l’uso delle basi militari per una guerra che non condividiamo, perché non avete coraggio di far votare l’Aula?», ha detto la capogruppo del Pd, Chiara Braga. 

«Meloni va nel Golfo per trattare sul petrolio? Ma chi la date a bere?», ha chiesto il capogruppo del M5s alla Camera, Riccardo Ricciardi, aggiungendo: «Andasse a parlare con Trump del petrolio». E ancora, da Italia Viva: «Perché gli americani hanno chiesto l’uso delle basi se non era previsto? Perché si aspettavano che le avreste concesse? Per mettervi in difficoltà? Ci saremmo aspettati delle risposte. Dov’è il governo? Qual è la posizione di questo governo su questa guerra?». (riproduzione riservata)



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