Sul caso della rinuncia del cardinale Angelo Becciu a partecipare al Conclave per eleggere il successore di Papa Francesco si sono espressi in una nota congiunta, pubblicata giovedì primo maggio, i legali dei vari imputati nel processo Vaticano, tra i quali gli avvocati dello stesso cardinale Becciu, per denunciare «una mancanza di trasparenza e correttezza procedurale da parte del Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, in relazione alla recente pubblicazione da parte della stampa di chat e messaggi inediti ritenuti rilevanti per il processo».
I legali (Massimo Bassi, Gian Domenico Caiazza, Cataldo Intrieri, Maria Concetta Marzo, Ester Molinaro, Luigi Panella, Claudio Urciuoli, Francesco Verri, Fabio Viglione, Mario Zanchetti e Andrea Zappalà) affermano che, nonostante Diddi abbia dichiarato che le conversazioni pubblicate dai media fossero «già note» e acquisite agli atti, in realtà solo otto messaggi WhatsApp (su un totale di 126 inviati da Genoveffa Ciferri, amica del testimone chiave monsignor Alberto Perlasca) sono stati «ufficialmente messi a disposizione delle difese, e per di più con parti omissate».
Il cardinale Angelo Becciu è stato condannato a cinque anni e mezzo di reclusione dal Tribunale vaticano per il caso legato alla gestione dei fondi della Segreteria di Stato e all'acquisto di un immobile a Londra, che ha causato oltre 200 milioni di perdite. L’indagine è partita parte nel 2019 da esposti dello Ior, e ruotava attorno a investimenti ad alto rischio nel fondo del finanziere Raffaele Mincione, al quale la Santa Sede aveva affidato 200 milioni. Dopo i risultati negativi, la Segreteria tentò di rientrare nell’investimento, passando attraverso il finanziere Gianluigi Torzi.
Becciu, inizialmente fuori dall’indagine, è stato poi accusato di interferenze e truffa aggravata in concorso con Cecilia Marogna, legata a fondi usati per fini diversi dal riscatto di una religiosa. Il processo ha coinvolto dieci imputati ed è durata 86 udienze. Recenti rivelazioni giornalistiche sul quotidiano Domani hanno sollevato dubbi sull'integrità dell'inchiesta: sono emerse chat finora omesse tra la lobbista Francesca Immacolata Chaouqui, Genoveffa Ciferri e il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, da cui si sono evinte anticipazioni sugli atti d’indagine. Becciu ha denunciato una «macchinazione costruita su falsità».
Gli altri 118 messaggi, proseguono i legali nella loro nota, sarebbero stati esclusi dal fascicolo con la motivazione che rientrano in un nuovo procedimento separato, su cui però non si hanno informazioni concrete. I difensori, spiegano nella nota, avevano chiesto che questi messaggi venissero inclusi senza omissis, ma il Tribunale ha respinto la richiesta, lasciando la decisione interamente nelle mani del Promotore.
I legali contestano anche quanto dichiarato da Diddi in due recenti interviste (al TG1 e al programma Le Iene), in cui ha affermato di aver interrotto subito la comunicazione con Ciferri una volta compreso il contesto. In realtà, secondo la difesa, il blocco sarebbe avvenuto solo dopo quattro giorni e dopo aver ricevuto anche un lungo messaggio vocale con riferimenti specifici a strategie processuali.
Oltre alla conversazione tra Diddi e Ciferri, i difensori segnalano l’esistenza di una chat molto corposa (oltre 3.000 pagine) tra la stessa Ciferri e Francesca Immacolata Chaouqui, nonché di un’ulteriore chat tra Ciferri e monsignor Edgar Peña Parra. Queste conversazioni, pur essendo state offerte al Promotore durante le indagini, sarebbero state da lui rifiutate.
In conclusione i legali denunciano quella che secondo loro è stata una gestione selettiva delle prove e chiedono «trasparenza, corretto accesso agli atti e rispetto delle garanzie processuali, a tutela del diritto alla difesa e della verità processuale». (riproduzione riservata)