Un anno alla finestra tra poche transazioni e prezzi resistenti, ma assolutamente dominato dagli affitti e dall’emergere di nuove asset class. Le difficoltà del 2023 non sono bastate a fiaccare la simpatia degli italiani verso il mattone, casa in primis, anche se spesso li hanno indotti a rinviare gli acquisti. Il tutto per colpa dell’inflazione, che ne ha minato il potere d’acquisto, e dell’aumento dei tassi di interesse, quindi del costo dei mutui, che ha reso più arduo l’accesso al credito. Tra meno soldi disponibili e mutui meno generosi la caduta delle compravendite era inevitabile, aggravata da un peggioramento del clima di fiducia. Le compravendite sono così crollate del 15% rispetto all’anno prima per quanto riguarda la casa, ma nessuno scossone invece sui prezzi, che in media hanno continuato a salire, anche se di pochissimo, con solo qualche cedimento qua e là, per lo più in città secondarie e quartieri periferici.
Da dove allora l’ottimismo? In primo luogo perché il calo delle compravendite è di molto inferiore rispetto a quello dei mutui: chi poteva ha quindi continuato a comprare, nelle grandi città ma anche nelle località turistiche. E poi perché la flessione, pur severa, nasce dal confronto con un anno record come è stato appunto il 2022. La discesa, insomma, ha riportato i volumi sui livelli del 2019, lontanissimo dai minimi dell’ultimo decennio. Infine perché, contro ogni previsione, il mercato della locazione ha continuato a marciare a spron battuto, forte di una domanda sempre vivace grazie a studenti, lavoratori fuori sede e turisti e di un’offerta comunque insufficiente, col risultato che tuttora i canoni mensili continuano a salire.