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Giorgio Tinacci, fondatore e ceo di Casavo
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Casavo, da Unicredit a Intesa Sanpaolo a Exor i grandi soci salgono nel capitale della startup. A quanto ammontano le loro quote

14 marzo 2024, 20:00

Il gruppo real estate raccoglie 19,5 milioni con l’aumento di capitale lanciato lo scorso luglio, oltre le previsioni. A livello industriale portafoglio immobiliare a zero e pareggio di bilancio previsto nel 2025

Nuovi capitali freschi per Casavo. La startup immobiliare guidata dal fondatore Giorgio Tinacci ha visto nelle scorse settimane un’accelerazione nelle sottoscrizioni dell’aumento di capitale fino a 30 milioni di euro deliberato a luglio 2023. Secondo quanto risulta da documenti riservati visionati da MF-Milano Finanza, i grandi soci tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo hanno scelto di acquistare gli strumenti finanziari partecipativi (sfp) con cui è stata strutturata l’operazione andando a ritoccare verso l’alto la propria quota.

Le quote di Unicredit, Intesa ed Exor

In totale Casavo ha raccolto quasi 19,5 milioni, cifra che sarebbe già superiore alle aspettative del mercato. A guidare il round è stata Unicredit, che ha investito 5 milioni. Se rimanessero così le cose, la quota dell’istituto, una volta convertiti gli sfp in azioni di classe D-3, passerebbe dall’attuale 2,7 al 4,5%. Poco meno di 4 milioni sono stati versati da Exor, che complessivamente (compresa la quota in mano alla controllata Exor Seeds) rimane l’azionista di maggioranza relativa poco sopra il 19%. Altri 2 milioni sono arrivati da Intesa Sanpaolo tramite il braccio di venture capital Neva sgr, che porterebbe la partecipazione dal 2,8% al 3,4%.

Magazzino immobiliare azzerato

La maggior parte dei capitali raccolti – poco più di 13,7 milioni – sono arrivati nella seconda tranche, concretizzatasi tra febbraio e marzo. I capitali raccolti saranno destinati ad alimentare il piano di trasformazione e rilancio della startup. Dal modello iniziale di iBuyer – con acquisizioni e rivendite di immobili in tempi rapidi – Casavo si è trasformato in un marketplace che accompagna anche il cliente durante la transazione. Come risulta a questo giornale, il piano di dismissioni del magazzino immobiliare si sarebbe praticamente concluso. Tanto che la società punterebbe a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2025.

Le azioni rafforzate per chi sottoscrive

Inoltre a febbraio la società guidata da Tinacci ha scelto di migliorare i diritti associati alle azioni D-3. Di fatto i possessori di questa classe di azioni hanno la precedenza e il diritto a ottenere una fetta più grande rispetto alla loro quota (aumentata ancora poche settimane fa) in caso di distribuzione di capitali derivanti da eventuali trasferimenti di azioni, quotazione o stacco di dividendi. Per tutte le azioni di classe D è presente anche una protezione anti-diluizione. Per incentivare altri soci a partecipare all’aumento di capitale, inoltre, è stata data la possibilità a chi era in possesso di azioni B di convertirle in D-2 (anch’esse con diritti speciali) con una sottoscrizione di sfp per almeno 2 milioni. A optare per questa possibilità sono state le società tedesche di venture capital Rag-Stiftung (tramite il suo veicolo lussemburghese) e Project A, che hanno investito rispettivamente 2 e 3 milioni. Altri soci di peso, come Goldman Sachs (oggi all’1,83% del capitale), per ora hanno invece deciso di non partecipare all’aumento, mentre l’unico altro azionista ad aver versato almeno un milione di euro è il fondo Ulysses (1,25 milioni).

Nuovi soci alla finestra?

L’aumento di capitale rimane aperto fino al 31 luglio. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza per ora non sarebbe previsto l’ingresso di nuovi soci, ma visti i progressi del piano di rilancio ci sarebbe interesse sul mercato. (riproduzione riservata)



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