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Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo
Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo
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Carlo Messina: conflitti e dazi non porteranno la recessione. Il risiko bancario? Un Far West, Intesa Sanpaolo ne sta fuori

di Andrea Bonfiglio (MF-Newswires)
18 giugno 2025, 20:06 Ultimo aggiornamento: 20:07

All’Osservatorio Giovani-Editori il ceo indica le priorità: le aziende adeguino gli stipendi e l’Europa vari gli eurobond. E rivela: i fondi di Intesa Sanpaolo hanno piccole quote in Mediobanca e Generali ma operano solo nell’interesse dei clienti

Il quadro geopolitico internazionale si è ulteriormente aggravato nelle ultima settimane ma, a meno di un’escalation del conflitto tra Iran e Israele, non dovrebbe esondare in uno scenario recessivo globale. Ne è convinto l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, intervenuto all’evento «Young Factor: un dialogo tra giovani, economia e finanza», promosso da Osservatorio Permanente Giovani-Editori in partnership proprio con la Ca’ de Sass. Nell’ambito della manifestazione, il presidente dell’Osservatorio, Andrea Ceccherini, ha svelato «Young Factor Europe», primo progetto di educazione economica e finanziaria di statura europea che punta ad alimentare il senso di appartenenza dei giovani all’Ue.

Il quadro internazionale non preoccupa, almeno per ora

«L’attuale contesto vede una grande turbolenza, anche se per ora concentrata a livello locale. Se mai ci sarà un deterioramento ulteriore del contesto, con un allargamento dei conflitti, ci sarà un rallentamento dei tassi di crescita ma non mi aspetto una recessione», ha detto Messina.

Anche i dazi – ha spiegato a margine dell’evento – «possono portare negozialmente a un deterioramento delle condizioni attuali dell’Europa e di altri soggetti e a un miglioramento degli Stati Uniti, ma non vedo in alcun modo che possano condurre a una recessione. Gestiremo anche questo come abbiamo gestito tanti eventi negativi negli anni passati».

Secondo Messina quindi il riarmo a livello europeo è solo uno dei temi da affrontare, di certo non quello più importante per l’Italia: «Abbiamo giovani, poveri, che devono trovare lavoro, che hanno problemi di stipendi, mentre oggi tutti parlano della necessità di riarmarsi. Devo dire la verità: mi trovo veramente poco a mio agio con queste considerazioni. Siamo riusciti a creare un mondo dove c’è una moneta e non c’è uno Stato, o meglio una serie di Stati, ma non ci sono gli eurobond. Se in Europa non si comincia a parlare delle cose che ognuno di noi vede tutti i giorni è difficile che poi ci si possa aspettare che si guardi all’Europa come una casa per il futuro».

L’importanza di essere una grande impact bank

Si riflette in questa considerazione l’attività del gruppo bancario a sostegno dell’economia reale: «Oggi siamo probabilmente una delle più grandi impact bank al mondo», rivendica il ceo, «e una delle aziende che fa di più per le disuguaglianze al mondo, non soltanto in Italia. Abbiamo avviato questo progetto alcuni anni fa, partendo dalle sollecitazioni che ci venivano dalle filiali: ci indicavano che nelle file di chi aspettava di mangiare alla Caritas c’erano persone vestite come noi, che avevano difficoltà ad arrivare a fine mese e che andavano a mangiare nelle mense dei poveri». Questo perché, spiega, gli stipendi non adeguati al costo della vita «sono uno dei problemi più rilevanti che esistono, così come la forte correlazione dogmatica dello stipendio con la produttività. Io, francamente, per aziende che fanno tanti utili la considero una scusa per non aumentare gli stipendi, che sono la base».

Il risiko bancario? Un Far West, ne sto fuori

Altro tema dal quale si tira fuori è il risiko bancario: «Quello che sta accadendo», ha ribadito il banchiere, «lo giudico veramente un caos, una confusione e non ho nessuna intenzione di posizionare l’istituto in questi combattimenti veramente da Far West italiano».

Intesa Sanpaolo ha «delle quote minime tra lo 0,5% e lo 0,7% in Mediobanca e in Generali», ha spiegato Messina, «ma quello che fanno i nostri fondi comuni di investimento è totalmente al di fuori del contesto della governance della banca. Ci sono delle regole chiare di governance dei fondi che operano nel solo interesse dei clienti, quindi non voglio essere infilato in queste tematiche». (riproduzione riservata)



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