La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, secondo cui i dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) sono incostituzionali, è stata seguita dall’annuncio del presidente, Donald Trump, nel fine settimana, di nuovi dazi globale del 15% sulle importazioni negli Stati Uniti.
In questa fase, le implicazioni esatte di questa misura non sono chiare, soprattutto per quanto riguarda gli accordi tariffari già definiti con aree chiave come Regno Unito ed Europa per il settore degli spirits.
«Allo stato attuale, assumendo che restino in vigore i dazi concordati del 10% sulle importazioni dal Regno Unito e del 15% su quelle dall’Ue, e che le importazioni di spirits da Messico e Canada rimangano esenti (dazi a 0%) in base all’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA), le ultime notizie avranno un impatto limitato sugli utili delle società del comparto», afferma Simon Hales, analista di Citi.
Come sempre, saranno i dettagli a fare la differenza e il ritorno del dibattito sui dazi potrebbe aumentare la volatilità sui mercati. Tuttavia, «per il momento, riteniamo che questi cambiamenti siano nel complesso neutri per il settore Spirits», prosegue Hales che, comunque, riepiloga le indicazioni sull’impatto dei dazi commerciali per ciascuna società del comparto prima dell’ultimo annuncio di Trump:
Diageo (buy e target price a 2.425 pence): l’impatto non mitigato dei dazi era stimato in 200 milioni di dollari su base annualizzata. Tuttavia, Diageo ha previsto di mitigare circa il 50% di tale impatto, portando l’effetto netto a 100 milioni di dollari sull’ebit e a circa -2% sull’utile per azione.
Pernod Ricard (buy e target price a 101 euro): ha stimato un impatto lordo di 35 milioni di euro dal regime tariffario originario. Gli effetti di mitigazione erano visti dimezzare tale impatto a 18 milioni di euro, implicando un effetto di circa -1% sull’utile per azione.
Campari (buy e target price a 7,50 euro): il gruppo italiano guidato dal ceo, Simont Hunt, ha indicato che i dazi esistenti comportano un impatto lordo di 15 milioni di euro sull’ebit 2025 e di 37 milioni di euro su base pienamente annualizzata. Assumendo una mitigazione del 50%, l’impatto sull’eps annualizzato sarebbe, quindi, del -4%.
Rémy Cointreau (buy e target price a 55 euro): ha indicato in precedenza che i dazi esistenti rappresentano un impatto lordo negativo di 30 milioni di euro sull’ebit e di 20 milioni di euro dopo le mitigazioni. L’impatto annualizzato attuale dei dazi sull’eps del gruppo è stimato intorno a -17%.
Per altro nel caso di Campari, Equita ha stimato che se i dazi fossero cancellati del tutto si avrebbe un impatto positivo sull’ebit della società mid singe digit. E Banca Akros ha fatto presente che nel complesso l’incertezza legale riguardante un potenziale rimborso fiscale negli Stati Uniti potrebbe indebolire il dollaro nel breve termine, mentre in estate l’aliquota tariffaria potrebbe diminuire qualora il Congresso non approvasse l’estensione della Section 122 del Trade Act del 1974 per introdurre nuovi dazi globali del 15%. E tra le società con un’esposizione elevata agli Stati Uniti e a importazioni rilevanti c’è anche Campari su cui la banca d’affari mantiene un rating buy con un target price a 7,30 euro.
Campari pubblicherà i risultati del quarto trimestre del 2025 il prossimo 4 marzo. Barclays (rating overweight e target price a 8,70 euro) si aspetta una crescita organica delle vendite del 2,3%, che implica un +1,7% per l’intero esercizio 2025 rispetto al +1,4% precedente, grazie a un contesto più favorevole nell’area Apac (+4,4%), sostenuta da un contesto più favorevole in Australia e dalla stagionalità positiva, parzialmente compensato dall’uragano in Giamaica e da un contributo più modesto in Emea (+1%).
«Ci aspettiamo che le Americhe rimangano sotto pressione, con gli Stati Uniti ancora alle prese con un contesto a livello di consumi difficile. Anche la Giamaica dovrebbe pesare sulla regione a seguito dell’uragano di fine stagione, creando uno scenario più complesso rispetto allo scorso anno», precisa Barclays. «Nell’area Emea le condizioni di mercato restano sfidanti, in particolare in Italia e in Germania, dove la debolezza della domanda e gli effetti dei precedenti delisting continuano a frenare il momentum, mentre il Regno Unito potrebbe beneficiare di una base di confronto più stabile. Manteniamo invariata la nostra stima sui margini lordi e prevediamo una crescita dell’utile operativo adjusted del +4,3%». (riproduzione riservata)