Effetto Remy Cointreau su Campari. L’azione del gruppo degli spirits è salita in chiusura il 27 novembre del 3,16% a 5,816 euro, registrando una delle migliori performance tra le blue chip di Piazza Affari in scia alla rivale francese (+2,6% a 39,12 euro alla borsa di Parigi) che ha registrato un utile operativo di 108,7 milioni di euro (margine del 22,2%, -540 punti base anno su anno) nei primi sei mesi dell'esercizio fiscale 2025/2026, in calo organico del 13,6%, ma inferiore alle aspettative del consenso di un -18%.
Confermato il calo organico delle vendite del -4,2% nel primo semestre a 489,6 milioni. L’utile netto reported è stato di 63 milioni contro un consenso di 59,1 milioni. Infine, l’indebitamento netto è risultato pari a 687 milioni (da 675 milioni nel 2024), leggermente al di sotto del consenso di 700 milioni. Questo implica un rapporto debito netto/ebitda di 3 volte.
Remy Cointreau si attende per l'esercizio 2025/2026 una crescita organica delle vendite compresa tra stabile e low single digit e ancora un calo organico dell’utile operativo nella fascia bassa della doppia cifra. Ma il produttore del cognac Remy Martin e del liquore Cointreau è fiducioso di poter tornare alla crescita nella seconda metà dell'esercizio fiscale, dopo che i tagli dei costi hanno permesso di contenere il calo dell'utile operativo del primo semestre, controbilanciando la contrazione delle vendite negli Stati Uniti e in Cina, due mercati che in precedenza hanno costretto il gruppo a molteplici revisioni al ribasso delle previsioni.
Il nuovo amministratore delegato, Franck Marilly, che ha assunto l'incarico a giugno, è ottimista: «La prima metà dell'anno è stata impegnativa, ma segna l'inizio di una nuova era per Remy Cointreau. Nonostante il contesto difficile, restiamo fiduciosi nella nostra capacità di tornare alla crescita nella seconda metà dell'anno». Marilly punta a riequilibrare le risorse commerciali e rivalutare gli investimenti per concentrare le risorse sulle priorità principali.
L'intero settore degli alcolici ha sofferto, poiché il boom delle vendite registrato dopo la pandemia di Covid-19 si è invertito, aggravato recentemente dai dazi sulle importazioni di cognac in Cina e sui prodotti dell'Ue in ingresso negli Stati Uniti. E Remy, che realizza il 70% delle sue vendite dal cognac principalmente negli Stati Uniti e in Cina, ha pagato di più dei suoi concorrenti.
«Nel complesso, i risultati confermano il debole momentum del cognac in Cina, parzialmente compensato da un andamento positivo nelle Americhe. Le implicazioni per Campari sono limitate, dato che il cognac rappresenta il 4% delle vendite del gruppo nel 2025, con una redditività appena sopra il break-even e un’esposizione alla Cina trascurabile», commenta Mediobanca Research, ribadendo il rating outperform sul titolo Campari con un prezzo obiettivo a 7 euro.
E questo anche se i dati di ottobre della Us Nabca (l’Associazione nazionale per il controllo delle bevande alcoliche) hanno mostrato un trend di vendite leggermente negativo per gli spirits. I volumi sono scesi dello 0,8% (+0,7% a settembre) e il valore del -2,1%, con un price mix di -1,3%. Il trend degli ultimi dodici mesi è -2,2% in valore.
Per categoria di prodotto (in termini di volume), i cocktails sono cresciuti del 19% anno su anno, la tequila del 2%, i cordials sono risultati stabili (+0,5%), il whiskey domestico a -1%, l’irish whiskey +2%, la vodka -2% e il cognac -6%. Il canale on-premise degli spirits, rilevante per Campari, è aumentato dello 0,6% in volume ma è sceso dell’1,6% in valore. Nel complesso, «i dati di ottobre continuano a mostrare un trend debole, con un solido contributo dall’on-premise», nota Mediobanca Research. «La nostra previsione di vendite per il 2025 per la regione America è di una crescita organica piatta». (riproduzione riservata)