Le assemblee di Mps e Generali si avvicinano, il mercato si scalda facendo salire ai massimi i titoli attraverso scambi di azioni massicci oltre le medie mensili e i grandi azionisti si scaldano per potersi contare. Il primo appuntamento è quello del 17 aprile per Mps: i soci sono chiamati ad approvare, fra le altre cose, l’aumento di capitale al servizio dell’ops su Mediobanca.
È un evento chiave per la banca senese e il ceo Luigi Lovaglio: incassare il sì da parte dei soci significa mettere un’ipoteca sul successo dell’offerta su Piazzetta Cuccia, essendo i fondi istituzionali presenti in entrambi gli azionariati. Il ceo può contare in partenza sull’11,7% del Tesoro, sul 9,8% di Delfin, sull’8% di Caltagirone, sul 5% di Banco Bpm e sul 4% di Anima: in totale 38,5%, cui dovrà accodarsi una parte di soci terzi.
Più incerta appare l’assemblea di Generali del 24 aprile, che dovrà eleggere il nuovo consiglio di amministrazione. Mediobanca presenta una lista di maggioranza riconfermando il ceo Philippe Donnet e parte dal 13,1%. Caltagirone, che attualmente è accreditato del 6,9%, presenterebbe una lista «corta» di candidati; Assogestioni potrebbe a sua volta presentare una lista di minoranza: la decisione dal comitato dei gestori è attesa per oggi, dopo discussioni travagliate e più pareri legali contrapposti a sostegno dell’opportunità di presentare o meno delle candidature.
In questo contesto Francesco Gaetano Caltagirone, che complessivamente tra Mediobanca, Mps e Generali ha pacchetti che oggi valgono circa 5,4 miliardi di euro, starebbe valutando di incrementare le proprie quote per poter pesare di più, sia in Mps sia soprattutto in Generali.
Non sarebbe una novità. Il criterio con il quale l’ingegnere si muove è consolidato: mantenersi in una quota di partecipazione attorno al 7% che può oscillare a seconda delle circostanze, delle necessità e delle convenienze fino al 10% circa. Lo ha fatto regolarmente nel corso degli anni in Generali e in Mediobanca, mentre in Montepaschi l’ascesa è stata finora costante. Dopo l’acquisto della quota del 3,5% al momento della privatizzazione dell’ultima tranche da parte del Tesoro lo scorso novembre attraverso vari veicoli ha incrementato la quota fino all’attuale livello dell’8%.
Ora che il periodo assembleare si avvicina e le azioni vanno contate, l’ingegnere-editore del Messaggero starebbe valutando di accrescere il peso azionario. Per questo, oltre a utilizzare le proprie risorse avrebbe messo in piedi strutture finanziarie con alcune banche.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, attraverso le società con le quali è investito in Mps, Mediobanca e Generali Caltagirone avrebbe chiesto e ottenuto da Intesa Sanpaolo un finanziamento da mezzo miliardo di euro, dando in cambio in pegno una parte delle stesse azioni.
Non ci sono conferme né smentite dal fronte di Caltagirone né dalla banca. Nei giorni scorsi il gruppo aveva smentito di essere salito all’8% in Generali. Per Intesa è una mera operazione finanziaria: il ceo Carlo Messina ha più volte ribadito di voler essere solo uno «spettatore» nel risiko in corso e di voler «restare lontano dalla confusione che c’è sul mercato».
Intanto si avvicina il termine per la presentazione delle liste per Generali (29 marzo). Mediobanca presenterà una rosa di maggioranza con 13 nomi riproponendo Andrea Sironi presidente e Philippe Donnet ceo, in casa Caltagirone a differenza della tornata del 2022 hanno optato per una lista di sei nomi.
Secondo quanto risulta, il capolista sarà l’amministratore delegato di Enel Flavio Cattaneo, seguito dalla docente della Sapienza Marina Brogi (entrambi già in cda) e da altri quattro nominativi di profilo tecnico in ambito assicurativo e di asset management. Oggi pomeriggio invece il comitato dei gestori di Assogestioni dovrebbe sciogliere il rebus sui propri candidati selezionati dall’head hunter Chaberton Partners.
Sono quattro i nomi in short list: in testa il docente della Bocconi Roberto Perotti, già consigliere del Leone fino al 2022, poi il banchiere ex Merril Lynch Dante Roscini, la docente di biostatistica ad Harvard Francesca Dominici e Anelise Sacks, chief customer officer del gruppo americano di microchip Analog Devices. La posizione di questi quattro candidati in lista seguirà come per legge il principio dell’alternanza di genere. (riproduzione riservata)